Pietro Gorlier, a capo di FCA in Europa, respinge le accuse di corruzione e ricorda l'impegno di Marchionne per la fabbrica di Melfi

“Siamo dispiaciuti perché Sergio Marchionne non è più qui e non può difendersi di persona” dalle accuse di General Motors. Lo ha ribadito Pietro Gorlier (nella foto), a capo di FCA per l’Europa, presente oggi nello stabilimento di Melfi in occasione dell’assemblea di ANFIA.

Gorlier è tornato sulle accuse rivolte da GM a FCA, che sotto la gestione Marchionne avrebbe corrotto alcuni membri del sindacato UAW per ottenere condizioni più favorevoli nel rinnovo contrattuale dei dipendenti statunitensi che tutela.

E' stato Marchionne a trasformare Melfi

Gorlier ha ricordato Marchionne (scomparso il 25 luglio 2018) anche parlando dello stabilimento di Melfi, dove lavorano oltre 7.000 persone, diventato una fabbrica fondamentale nello “scacchiere” del gruppo italo-americano: qui sono prodotte le Fiat 500X, Jeep Renegade e Jeep Compass, vetture destinate all’esportazione in tutto il mondo.

“Vorrei ricordare che la trasformazione di Melfi in uno stabilimento dedicato all'esportazione era stata pensata e voluta da Sergio Marchionne – le parole di Gorlier –. Lo voglio ricordare soprattutto in questi giorni in cui è in atto un tentativo di mettere in discussione quanto Sergio Marchionne ha fatto e la straordinaria eredità che ci ha lasciato con accuse prive di fondamento e di credibilità".

FCA-PSA? C'è ancora tanto da fare

Il manager ha parlato anche dell’accordo fra FCA e PSA, per il quale “c’è ancora molto da fare prima di formalizzare il progetto”, anche se i due costruttori intendono stringere le forze per creare “il quarto costruttore automobilistico al mondo con le competenze di entrambe le società in quelle tecnologie che stanno plasmando la nuova era della mobilità, ovvero l’elettrico, la guida autonoma e la connettività”.