Presentato lo studio ACI-CNR-ENEA che predica “eco-razionalità”: al 2030 le vetture termiche saranno ancora l’82% del circolante

Gli obiettivi di decarbonizzazione al 2030? L’Italia può sfiorarli anche senza incentivi per le auto a emissioni zero. È la conclusione dello studio “Per una transizione energetica eco-razionale della mobilità automobilistica”, realizzato da ACI, CNR ed ENEA e presentato oggi alla presenza del premier, Giuseppe Conte, e del ministro dei Trasporti, Paola De Micheli.

Il traguardo fissato dall’Europa è ridurre fino a 49 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti le emissioni di gas serra e, secondo il report, a politiche date il settore automobilistico sarà capace di centrare un taglio di 54,5 milioni di tonnellate. Per le 5,5 milioni di tonnellate che mancano, invece, la soluzione prospettata sono agevolazioni per la sostituzione dei veicoli più vecchi – magari con la proposta dell’ACI per l’usato che ha già incuriosito Conte – e una promozione del trasporto pubblico e della mobilità condivisa e ciclopedonale.

Al 2030 più di 8 auto su 10 saranno ancora a combustione. E attenzione al nodo accise con gli EV

In base allo studio, in uno scenario senza politiche di intervento nel 2030 le auto termiche saranno ancora circa l’82% del parco circolante, le ibride quasi il 10% e la somma di elettriche e plug-in poco meno del 9%. Per quanto riguarda queste ultime, ACI, ENEA e CNR si rivolgono poi alla politica per “scongiurare il paradosso di una transizione all’elettrico che gravi sulle spalle delle fasce sociali meno abbienti”.

Le vetture a batteria finiscono nel mirino dell’analisi anche per le emissioni durante l’intero ciclo di vita dei veicoli. Secondo il report, infatti, nella fase di produzione “emettono l’82% in più di CO2” delle termiche, arrivando a un “pareggio emissivo” dopo circa 45.000 km. Tuttavia, con l’aumento delle percorrenze il discorso cambia, e gli EV a 150.000 km producono emissioni di CO2 inferiori di almeno il 20% rispetto alle auto con motore a scoppio.

Sotto la lente finisce pure il nodo delle entrate fiscali, con le accise sui carburanti che solo nel 2018 si sono attestate intorno ai 18,5 miliardi di euro. Un tesoretto non da poco per le casse dello Stato.

Il concetto di eco-razionalità

“Grazie alla costante evoluzione delle tecnologie, alla naturale crescita dell’elettrificazione e alle spontanee scelte del mercato”, sottolinea il presidente ACI, Angelo Sticchi Damiani, “progressivamente e senza forzature è possibile raggiungere una nuova mobilità sostenibile, che salvaguardi il diritto universale alla mobilità” e garantisca “la tenuta del forte settore automotive italiano”.

Secondo Giuseppina Fusco, presidente della Fondazione Caracciolo (il Centro Studi dell’ACI che ha coordinato i lavori per lo studio), è infine “necessario un quadro regolatorio chiaro e certo” che, “in ottica di neutralità tecnologica, consenta alle imprese di proseguire nelle strategie di investimento”. Il tutto, conclude, con l’intento di coniugare “le esigenze ambientali con quelle economiche e sociali”.