Dodici mesi nel segno dell'incertezza, con le nuove norme Europee sulle emissioni e l'assenza di sostegno politico

Non sono bastate né la robusta crescita di Dicembre, grazie alla vigorosa spinta di noleggio a lungo termine, né le autoimmatricolazioni per sopperire alla debolezza del mercato delle autovetture nell’arco dell’intero 2019, anno caratterizzato da accentuata volatilità delle vendite.

I numeri, infatti, parlano chiaro: secondo i dati diffusi dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, a Dicembre aumenta del 12,5% la domanda di autovetture, con 140.075 unità immatricolate rispetto alle 124.535 dello stesso mese dello scorso anno. Nell’intero anno le immatricolazioni sono state 1.916.320, cioè un flebile + 0,3% rispetto al 2018, quando furono venduti 1.910.701 veicoli e si registrò un calo del 3,3% rispetto al 2017.

Come volevasi dimostrare

Dall’analisi delle immatricolazioni per fascia di CO2, nel periodo Marzo-Dicembre risultano in aumento le vendite di autovetture nelle fasce che godono dell’Ecobonus: con un incremento del 110% (oltre il 300% i privati) nella fascia sino a 20 g/km di CO2 e del 40% nella fascia 21-70 g/km, che complessivamente rappresentano quasi l’1% delle vendite.

Tra tutte le fasce, quella che cresce più lentamente (+0,5%) è la fascia delle vetture che emettono tra i 71 e i 160 g/km di CO2, che rappresenta circa il 96% delle vendite. In aumento anche gli acquisti dei veicoli che emettono oltre i 160 g/km, penalizzati dal Malus, tutti in doppia cifra a esclusione della fascia 176-200, che registra un aumento del 3,5%.

Occhio a quei numeri

A falsare, in un certo senso, quel poco di positività che porta la percentuale sulla crescita generale, c'è anche il tema delle autoimmatricolazioni. Come già spiegato dal 1 gennaio sono entrate in vigore le leggi UE in materia di emissioni di CO2. Calcolatrice alla mano, molte Case hanno ben pensato di smaltire i propri modelli "oltre la soglia dei 99 g/km" per non incorrere nelle sanzioni che in alcuni casi rischiavano di essere più che salate. 

Il +43,28% di Smart, ad esempio, se da una parte fa tremare, facendo venire in mente vendite incredibili per il gruppo Daimler, dall'altra non è altro che il riflesso delle politiche europee. Il Gruppo, infatti, ha ben pensato di convertire la sua flotta a emissioni zero e smaltire tutto il parco di veicoli rimanenti (quelli con motore endotermico) ricorrendo alle autoimmatricolazioni.

Su e giù

Nel Gruppo FCA (-9,58%) il marchio Jeep fa registrare un calo (-3,60%) dato dalla Renegade che comincia a mostrare il fianco ad una concorrenza accanita, mentre Alfa Romeo scende (-39,99%), come Maserati (-24,68%), terminando l’anno in rosso. Al contrario è Lancia a salire (+20,99%). Nel polo del lusso invece non è andata male Ferrari (+24,06%). Ha chiuso bene l’anno PSA (+2,83%), grazie anche ad Opel che quest’anno ha dato il suo contributo (+1,30%). Anche nel Gruppo Volkswagen (+8,90%) tutti i brand sono andati bene, con Audi che chiude a (+2,65%).

Dall'altra parte del mondo Toyota porta a casa buoni risultati (+4,29%) complice un gran risultato da parte di Lexus (+46,49%). Bene anche il Gruppo Renault (+6,02%), Daimler (+14,06%) e BMW (+2,71%). Invece è Nissan a non portare a casa un buon risultato (-21,47%), insieme a Ford (-5,47%).