Il 29 Dicembre il grande viaggio dal Giappone al Libano, nascosto in una cassa per due Continenti. E Netflix potrebbe farci un film

Altro che sceneggiatura, è tutto vero. La storia di Carlos Ghosn sta assumendo sempre di più i tratti di una telenovela, con colpi di scena, arresti, accuse e (ultima in ordine di tempo) una rocambolesca fuga dal Giappone verso il Libano. Ma è successo veramente e ieri c'è stata persino una conferenza stampa da show in cui Ghosn ha dato la sua versione dei fatti mentre in Giappone resta un ricercato a tutti gli effetti. Prima di andare avanti però è meglio fare un riassunto delle (dis)avventure dell'ex numero uno dell'Alleanza Renault - Nissan.

Galeotti furono i compensi

Il manager brasiliano (con cittadinanza libanese, dato importante per ciò che è successo) viene arrestato per la prima volta a metà del novembre 2018 con l'accusa di frode fiscale, colpa (secondo Nissan) di extra compensi e utilizzo a fini privati di asset aziendali.

Entrato e uscito dal carcere altre 3 volte (e sempre proclamatosi innocente) ottiene gli arresti domiciliari presso la sua casa in Giappone, in attesa del processo definitivo. E qui inizia la grande avventura, degna di un film (tanto che, secondo il quotidiano francese Le Monde, Ghosn avrebbe già firmato un contratto con Netflix per produrre la propria storia).

Toccata e fuga

Si arriva così alla fuga del 29 dicembre 2019, riuscita grazie (secondo ricostruzioni fatte dalla stampa internazionale) alla collaborazione di 10 o 15 persone. In breve: l'ex numero uno di Renault - Nissan avrebbe organizzato un concerto privato nella propria abitazione, per poi nascondersi in una custodia per strumenti musicali.

Sempre secondo le ricostruzioni Ghosn avrebbe preso uno Shinkansen (i treni ad alta velocità giapponesi) per raggiungere Osaka e imbarcarsi su un jet privato, destinazione Libano (passando per la Turchia), Paese in cui è ancora oggi rifugiato. Per la questione sono già state arrestate diverse persone, accusate di aver favorito la fuga di Ghosn, compresi i piloti del jet.

Il Libano non è stato scelto a caso: come detto, infatti, il manager ha anche la cittadinanza libanese e per questo non rischierebbe l'estradizione. Dal suo arrivo c'è stato silenzio assoluto fino a ieri, 8 gennaio, quando in una conferenza stampa proclama la sua verità.

Dito puntato contro il Giappone

Mi trovo adesso in Libano e non sarò più tenuto in ostaggio da un sistema giudiziario abborracciato come quello giapponese, in cui si presuppone la colpevolezza, imperversa la discriminazione e i diritti umani fondamentali vengono negati, ignorando palesemente gli obblighi legali del Giappone in base al diritto e ai trattati internazionali che dovrebbe rispettare.

 

Durante la conferenza stampa, l'ex numero 1 di Nissan ha affermato di essere fuggito dall'ingiustizia della legge giapponese, che avrebbe "violato i diritti umani di detenzione". In particolare accusa lo stato del Sol Levante di essere stato troppo aggressivo durante il suo primo arresto, cogliendolo di sorpresa come a "Pearl Harbor".

Sono stato arrestato nel 2018 e sono stato colto totalmente di sorpresa. Avete visto Pearl Harbor, vi ricordate cosa accadde a Pearl Harbor?

La sua versione e quella di Nissan

Secondo l'ex AD, i guai sarebbero cominciati nel 2017, quando Nissan avrebbe scoperto alcune perdite nei ricavi. Tensione alle stelle e nervosismo avrebbero fatto concepire un complotto nei suoi confronti con la procura giapponese.

La fuga del mese di Dicembre sarebbe stata architettata, afferma, per fuggire dalle terribili condizioni di detenzione dello stato, al di fuori delle regole stabilite dalle Nazioni Unite. A cominciare dagli interrogatori di 8 ore senza la presenza di avvocati.

Io non sono fuggito dalla giustizia, sono sfuggito all’ingiustizia e alla persecuzione politica. Posso ora finalmente comunicare in libertà con i media.

Nell'intervista il manager ricorda gli oltre 20 miliardi portati all'azienda nei suoi 17 anni di servizio. Sarebbe stato addirittura molto vicino a concludere l'alleanza Renault-FCA, afferma, trattando al tempo direttamente con John Elkann, parlando del 2017. "Ora non c'è più una direzione strategica".

Intanto Nissan definisce la sua fuga "un atto di sfida contro il sistema giudiziario giapponese", un atto "estremamente spiacevole". Inoltre la casa automobilistica ha fatto sapere che continuerà a cooperare con le autorità preposte perché le accuse nei suoi confronti restano in piedi.

Chi è Carlos Ghosn

Nato in Brasile il 9 Marzo 1954 da genitori libanesi studia Ingegneria all’università di Parigi. Entra in Michelin nel 1978 e dopo alcuni anni diventa presidente della sede del Nord America. 21 anni dopo entra a far parte del gruppo Renault fino a ricoprire la posizione di vicepresidente esecutivo. Nel 1999 viene nominato amministratore delegato di Nissan Motor Company, a seguito dell’acquisto da parte della Casa della Losanga francese per il 43%.

Dopo anni di onorata carriera, prossimo alla pensione, nella seconda metà del 2018 viene accusato di frode fiscale da parte della Casa giapponese e viene arrestato insieme al collega Greg Kelly, membro del consiglio di amministrazione di Nissan Nord America.

Ghosn, la vita in streaming?

Come anticipato prima, secondo il quotidiano Le Monde la vicenda avrebbe attirato talmente tanto l’attenzione del pubblico da convincere Netflix a tirarci fuori un film. Sempre secondo la testata francese, Carlos Ghosn avrebbe già firmato un’intesa con il celebre servizio di streaming. Nulla è certo, quello che invece si sa è che la fuga, di cui non si conoscono ancora tutti i dettagli, è degna di un film d’azione come 6 Underground.