La Casa svedese punta a portare al 25% la quota di ibride alla spina nelle proprie vendite già nel 2020

Dal primo gennaio 2021 scatteranno le multe europee per tutte quelle Case che sforeranno il limite di 95 g/km di CO2 emessa dall’intera gamma. Sanzioni che spaventano molti costruttori, costretti a correre ai ripari rivedendo le proprie gamme prodotto, acquistando “green bond” da altri brand o puntando su motorizzazioni alternative. Tra le Case che si dichiarano invece pronte alla rivoluzione c’è Volvo, fresca del lancio della XC40 elettrica, fiduciosa per quanto riguarda le vendite della propria gamma elettrificata.

Fotogallery: Volvo XC40 Recharge

Un quarto di auto col cavo

Una fiducia espressa da Bjorn Annwall, a capo della regione EMEA e del Global Commercial Operations di Volvo, incontrato in occasione del lancio della versione a emissioni zero del SUV compatto. Una fiducia che parte da un dato: nel 2019 Volvo ha venduto 46.000 auto ibride plug-in, pari al 10% circa del totale delle immatricolazioni. L’obiettivo per il 2020 è di raggiungere il 25% delle vendite, evitando così di pagare salate multe per lo sforamento del limite delle emissioni.

Il plug-in quindi come rimedio, ma a tempo. Una transizione per Volvo che – come tanti altri brand – punta all’elettrico puro, ma per fare completamente a meno di motori endotermici ci vuole tempo e, soprattutto, ci vogliono le infrastrutture.

Obiettivo dimezzare le emissioni

La Casa svedese punta non solo a ridurre le emissioni di gamma, ma ad abbattere del 40% le emissioni totali del 40% e diventare “carbon neutral” entro il 2040. Una missione impegnativa che richiederò quindi non solo di elettrificare la propria gamma, ma di rivedere anche come vengono fabbricate le auto, rifornirsi di energia da fonti rinnovabili e rendere sostenibile ogni singola operazione all’interno di Volvo.