Lo studio, promosso dall’ASI, chiarirà un tema tanto discusso e servirà anche per le politiche dei blocchi del traffico

Quello dell’inquinamento è un tema di scottante attualità, con numerose città italiane intente a stoppare, in parte o in toto, la circolazione delle auto più inquinanti, a volte però senza centrare il bersaglio. Hanno ad esempio fatto discutere i blocchi a Roma, con i livelli di PM10 saliti nonostante lo stop alla circolazione diesel (anche Euro 6) e auto più datate. E proprio i modelli con svariate primavere sulle spalle finiscono a volte nel centro del mirino. Ora però l’Automobilclub Storico Italiano vuole fare chiarezza.

Le dovute differenze

Così all’edizione di Automotoretrò di Torino l’ASI e l’Istituto Superiore di Sanità hanno presentato un progetto per mettere – una volta per tutte – nero su bianco il reale impatto delle auto storiche sull’inquinamento atmosferico.

“Questa ricerca – ha commentato Alberto Scuro, presidente dell’Automotoclub Storico Italiano - costituirà la premessa oggettiva e non strumentale per le riflessioni future con le istituzioni competenti in materia legislativa. ASI e ISS hanno individuato il percorso corretto per modernizzare il sistema di regolamentazione della circolazione dei veicoli storici”.

Al presidente Scuro ha fatto eco Gaetano Settimo, rappresentante dell’ISS “L’impatto ambientale da ricondurre al parco autoveicolare circolante è determinato dai veicoli obsoleti e non certo dai veicoli storici certificati, che rappresentano una percentuale minima rispetto al circolante obsoleto e vanno tutelati.”

Vecchie e sporche?

La ricerca, i cui risultati arriveranno in futuro, parte da un fondamentale presupposto: l’individuare le principali sorgenti di PM 10 nei grandi centri urbani. Secondo le statistiche sono così suddivisi:

  • riscaldamento domestico 42%,
  • industria 17%
  • agricoltura per il 15%
  • trasporti stradali 11%
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Partendo da questi dati “Ci concentreremo su quell’11% per estrapolare il dato riferito ai soli veicoli storici certificati in base al loro utilizzo e ai chilometri percorsi annualmente – ha spiegato Gaetano Settimo – prendendo in considerazione cinque città italiane. Si arriverà alla definizione di protocolli guida nazionali per la regolamentazione dell’utilizzo di tali veicoli in ambienti urbani.”

Fotogallery: Automotoretrò 2020