L'esecutivo del premier Johnson accorcia i tempi della già discussa manovra politica

Dopo Brexit, il Regno Unito porta avanti un altro piano destinato ad avere enormi ripercussioni fra i suoi cittadini. L’esecutivo del premier conservatore Boris Johnson è deciso a proibire la vendita delle auto con motori benzina, diesel e anche ibridi, perché nell’ottica di tutelare l’ambiente verranno ammesse solo quelle elettriche e ad idrogeno.

Un obiettivo di questa portata ha bisogno di tempi lunghi per la messa in atto, considerate le implicazioni tecniche ed economiche, ma l’esecutivo invece non vuole far dilatare troppo i tempi e abbassa la soglia dichiarata pochi giorni fa: lo stop potrebbe essere decretato fra soli 12 anni, vale a dire nel 2032.

2040, poi 2035 e infine (?) 2032

Lo ha dichiarato nelle scorse ore il Segretario ai Traporti, Grant Shapps, dopo che la scorsa settimana Johnson aveva parlato di istituire il blocco al più tardi nel 2035, data che sembrava già molto (troppo?) ravvicinata. Nel Regno Unito si parlò del blocco alle auto non elettriche per la prima volta 2 anni e mezzo fa, quando fu indicato il 2040 come ultimo anno di vendita per le auto diesel e benzina, ma sembra proprio che lo stop sarà in vigore molto prima.

Il tema, insomma, resta d’attualità e Johnson sembra voglia fare il possibile per mantenere le promesse, nonostante una novità di questo tipo può avere effetti dirompenti fra gli automobilisti: le auto elettriche, senza considerare il prezzo d'acquisto - oggi più caro, ma potrebbe ridursi nel 2032 -, hanno bisogno di colonnine per la ricarica che ad oggi non sono ancora abbastanza diffuse.

Una strategia per l'occupazione

Oltre a doversi occupare dei prezzi e della rete di ricarica, il Governo dovrà tenere conto anche di un’altra fondamentale questione: al momento infatti non è del tutto chiaro se le auto elettriche daranno lavoro o lo toglieranno, perché hanno bisogno di meno manodopera sia al momento della produzione che della manutenzione, quindi dovrà mettere a punto delle strategie per aiutare chi resterà senza lavoro.