La produzione nelle fabbriche stenta a ripartire e i primi a farne le spese sono i fornitori

Il coronavirus sta mettendo a dura prova anche le aziende più solide nel settore auto. Pensiamo a Volkswagen, che è il Gruppo più penalizzato (visto che il 40% della sua produzione è Made in China) o a Tesla, che ha ritardato la produzione della Tesla Model 3. In questo scenario però c'è già chi sta accumulando perdite significative e sono le aziende di piccole e medie dimensioni.

A lanciare il grido d’allarme è Xu Haidong, numero due dell’associazione che rappresenta le case automobilistiche in Cina, secondo il quale la maggior parte dei fornitori di componenti auto rischia la bancarotta, perché non in grado di resistere ad uno shock produttivo così prolungato ed esteso.

Quali alternative alla Cina?

Le parole di Haidong devono aver turbato il sonno di tanti manager dell’auto, perché la gran parte delle loro aziende acquista componenti nella Repubblica Popolare: secondo calcoli delle Nazioni Unite, la Cina è il maggior produttore al mondo di parti per auto e nel 2018 ha esportato materiali per quasi 35 miliardi di dollari, dei quali circa 20 miliardi verso gli Stati Uniti.

Il totale dei beni acquistati potrebbe addirittura rivelarsi superiore, stando alla CNN, perché chip di computer, viti e bulloni non vengono considerati parti auto, pur essendo componenti necessari per la loro realizzazione. Se la “base” di fornitori dovesse far mancare i suoi prodotti, le case auto potrebbero aver bisogno di settimane per cercare aziende in grado di sostituirli, con il risultato di ritardare le consegne ai clienti e deprimere ulteriormente i mercati.

Autolavaggi... a secco

Lo spettro agitato da Haidong può essere eccessivo, come accade spesso in situazioni analoghe – può essere una strategia per ottenere più fondi dal Governo –, ma resta il fatto che la situazione è grave e non migliora alla velocità stimata.

A lunedì 17 febbraio, per esempio, Volkswagen ha deciso di prolungare la chiusura di otto stabilimenti fino al 24 febbraio, mentre General Motors, Honda, Nissan, PSA e Renault hanno deciso di sospendere le attività nell’area di Hubei – la più colpita dal Coronavirus – a tempo indefinito.

Per i colossi dell’auto non è ancora tempo di leccarsi le ferite, a differenza di quello che stanno facendo i proprietari di autolavaggi in Cina: secondo una ricerca della società specializzata CADA, solo l’1,8% dei 9.000 autolavaggi interpellati ha ripreso le attività.