Il COVID-19 sta facendo chiudere fabbriche non più solo in Cina e mette in difficoltà l’intera filiera, con danni all’economia

Alla fine il coronavirus è arrivato anche in Europa e in Italia, facendo i primi morti e aggravando ulteriormente anche una situazione economica già messa a dura prova dalle chiusure di fabbriche cinesi e non solo. Un’emergenza che da sanitaria diventa economica, con pesanti ripercussioni non solo nella Repubblica Popolare ma in tutto il mondo, che in Cina ha fabbriche e interessi miliardari.

La filiera automotive (assieme a quella delle 2 ruote, come raccontato su OmniMoto.it) è tre le più colpite, con linee produttive che si arrestano e chissà quando riprenderanno la normale produzione, azioni che crollano in borsa e città blindate (anche in Italia). Ma cosa sta succedendo esattamente nel mondo dell’auto?

Cina centro del mondo

Leggere “made in China” su un qualsiasi prodotto ci sembra perfettamente normale. Numerosi tipi di prodotti sono fabbricati in Repubblica Popolare e così avviene anche per auto e loro componenti. E non si tratta unicamente di scelte dettate dal minor costo della manodopera, ma di regole imposte dal Governo al fine di far diventare la Cina la prima superpotenza industriale del pianeta.

Regole inserite in ciò che conosciamo come “Made in China 2025”, un piano varato nel 2015 il cui obiettivo è quello descritto prima. Per farlo sono state create fabbriche, imponendo a qualunque multinazionale straniera che volesse commercializzare un qualche prodotto nel Paese di produrre quel prodotto lì, spesso e volentieri creando joint venture con aziende locali.

Una norma che seguita naturalmente anche dai grandi dell’auto, ormai presenti in massa in Cina con fabbriche sparse per tutto il Paese (il Gruppo Volkswagen ne ha 23, per il 40% della produzione totale), alcune delle quali pronte a sfornare la nuova generazione di auto elettriche, come la BMW iX3 e la MINI Cooper SE. Una centralità automobilistica che ha in Whuan, epicentro della diffusione del coronavirus, la propria capitale.

C'è però anche un aspetto meno tragico: la diminuzione dell'inquinamento in Cina. Fabbriche chiuse e meno auto in giro hanno permesso un abbassamento del livello di particolato, con Shanghai (tra le città più inquinate della Cina) dove sono passate da 115 µg/m3 del febbraio 2019 agli attuali 100 µg/m3.

Fermi tutti

E da Whuan non è partito unicamente il coronavirus ma anche una serie di stop alle fabbriche di numerosi brand automobilistici (PSA, Renault, Toyota e Nissan, per citarne alcune)e non solo: anche aziende specializzate in componentistica (come Bosch, Valeo e Webasto) hanno fermato le linee produttive, prolungando a dismisura le ferie per il capodanno cinese, con le date di riapertura che slittano sempre un po’ più in là. L'ultima notizia di questa sera riguarda PSA e Renault, le cui fabbriche a Wuhan rimarranno chiuse anche nei primi giorni di marzo.

Chiusure che non colpiscono unicamente il mercato locale, crollato del 92% nelle prime 2 settimane di febbraio, con concessionarie chiuse e persone chiuse in casa, ma anche il resto del mondo con le sue fabbriche sempre più dipendenti dalla Cina. Casi emblematici sono quelli delle fabbriche coreane di Hyundai e quello della fabbrica serba dove viene assemblata la Fiat 500L, ora ferma a causa della mancanza di componentistica in arrivo dalla Repubblica Popolare. E se non cambieranno le cose sarà solo la prima di una lunga serie di stop forzati.

Secondo numerosi analisti se la situazione non dovesse cambiare a breve il mercato cinese calerebbe di circa 1,7 milioni di unità nel 2020, con i più pessimisti che parlano addirittura di una contrazione del 20%, pari a circa 6 milioni di auto in meno vendute. Una catastrofe per il primo mercato auto del mondo e per aziende, che dagli introiti cinesi dipendono sempre più.

L’impatto del coronavirus sull’economia è ancora più evidente se si guardano i numeri registrati ieri nei principali mercati azionari: Milano ha registrato un -5,41% (peggior risultato degli ultimi 4 anni), seguita da Francoforte, Wall Street e Parigi con molte aziende legato all’auto che hanno chiuso la giornata col segno “-“ davanti.

Saltano gli appuntamenti

A fermarsi non sono unicamente le fabbriche ma anche eventi legati all’auto (e non solo). Emblematico è ciò che è successo al Mobile World Congress di Barcellona, saltato a 2 settimane dal via per paura del coronavirus e per via delle numerosissime defezioni registrate dagli organizzatori.

Il Salone di Pechino (in programma ad aprile) è stato invece rimandato, mentre il Gran Premio di Formula 1 di Shanghai (19 aprile) è stato rimandato e potrebbe essere recuperato a novembre, a patto che la situazione migliori. Rimane invece in programma il Salone di Ginevra è confermato, con gli organizzatori intenti ad effettuare una minuziosa pulizia di tutte le zone della fiera. 

La situazione in Italia

Dal 23 febbraio anche in Italia sono scattate misure per contenere il contagio, che ha nelle zone della bassa padana (Codogno, Maleo e Casalpusterlengo) e Veneto (Vo’) il proprio epicentro. Strade chiuse e operazioni di contenimento segnalate anche su Google Maps, con persone costrette a non poter uscire dai confini cittadini e fabbriche chiuse.

external_image

Tra queste c’è anche la MTA, con sede proprio a Codogno, costretta a fermare la produzione e speranzosa di riprenderla al più presto, anche solo col 10% della forza lavoro. Se ciò non dovesse accadere, secondo le stime, già mercoledì 26 febbraio gli stabilimenti FCA di Mirafiori, Cassino, Melfi dovranno fermarsi e a cascata quelli europei di FCA, Renault, BMW, Peugeot, Land Rover, Iveco (solo per citarne alcuni).

Lo stop è scattato anche per Italdesign a seguito della positività di un dipendente. Per ora non si sa quando verrà riaperti lo stabilimento di Nichelino e la sede principale di Moncalieri, entrambi in provincia di Torino.

A chiudere sono anche numerosi musei di nord e centro Italia, compresi i 2 musei Ferrari (Maranello e Modena), e il MUDETEC Lamborghini, tutti chiusi fino al prossimo primo marzo.

Ci sono poi eventi più o meno grandi cancellati o rimandati, come il Salone del Mobile di Milano e la sua Design Week, appuntamento internazionale sempre più apprezzato dalle Case automobilistiche che in quella settimana "giocano" con design e mostre in giro per la città e al fuorisalone. Il sindaco Beppe Sala ha annunciato che il salone si farà dal 16 al 21 giugno e non più dal 21 al 26 aprile.

Ma al di là dei vari stop forzati in giro per il mondo, il grande pericolo è che il panico generale e generalizzato possa dare il là a una recessione globale i cui danni sarebbero incalcolabili.