Secondo l'ANFIA non ci sono margini di chiusura degli impianti per due settimane, se non con una decisione congiunta dell'UE

I produttori di auto in Italia non ci stanno. Chiudere gli stabilimenti solo in Italia significa perdere commesse troppo importanti. L'ANFIA (Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica) ha espresso la sua posizione contraria allo stop, dovuto all'emergenza Coronavirus, a meno che la decisione non sia condivisa con i Paesi dell'Unione Europea, in particolare Germania e Francia.

Secondo l'ANFIA non ci sono i margini di chiusura per 15 giorni a meno che non venga fatto lo stesso anche dai Governi tedesco e francese per le rispettive nazioni, in quanto rappresentano il primo e il secondo Paese di destinazione dell'export della componentistica automotive italiana.

Si rischia la perdita di commesse estere

Il blocco delle attività a livello nazionale - con il resto dell'Europa ancora in piena attività - andrebbe a recare gravi danni per la filiera produttiva del settore automobilistico italiano, intaccandone la competitività sul mercato internazionale.

In parole semplici, fermare solo la produzione del nostro Paese mentre le richieste europee continuano, farebbe perdere all'Italia commesse e clienti esteri con gravi conseguenze sull'economia, di cui il settore automotive è un comparto trainante e, in questo momento di emergenza, molto vulnerabile.

La paura di ANFIA, perciò, è che una volta usciti da questo momento critico ci ritroveremmo schiacciati dalla concorrenza e quindi, senza abbastanza richieste di export, a faticare per avere una ripresa economica.

Un appello anche alla prevenzione

Secondo ANFIA questo fermo congiunto porterebbe vantaggi anche a Germania e Francia, in quanto ridurrebbe l'assembramento di persone nelle fabbriche e farebbe da importante misura preventiva per due Paesi in cui, secondo le stime, ci si aspetta un'escalation di contagi come quella avvenuta - e attualmente ancora in corso - in Italia.