I costruttori cinesi chiedono aiuti allo stato nell'emergenza Coronavirus, comprese regole meno severe per inquinanti e CO2

La Cina è il primo Paese che inizia lentamente a riprendersi dall'emergenza Coronavirus, almeno a livello industriale, ma la diffusione del contagio non ha colpito duramente solo l'enorme popolo cinese.

L'economia deve fare i conti con uno stop forzato e molto pesante anche per l'industria dell'auto cinese che è la più grande del mondo, sia in termini di vetture prodotte che di componentistica destinata ai costruttori di tutto il mondo. La crisi del Covid-19 porta però con sé un ulteriore conseguenza, il possibile allentamento dei limiti di emissioni allo scarico delle auto vendute in Cina.

Il grido d'allarme dei costruttori

La notizia, non ancora confermata ufficialmente dal governo di Pechino, segue la pressante richiesta fatta nei giorni scorsi dall'associazione cinese di costruttori auto (CAAM).

Il calo delle vendite a febbraio 2020 è stato del 79% in Cina e per non aggravare la situazione è necessario adottare misure di sostegno all'industria automotive, compreso l'alleggerimento dei limiti di emissioni allo scarico, chiede la CCAM. Ricordiamo che nell'ambito della CAAM è rappresentata anche l'ACEA, ovvero l'associazione dei costruttori europei.

Possibile passo indietro anche per l'Europa

Questo passo indietro nella riduzione degli inquinanti emessi dalle auto potrebbe presto diventare un tema d'attualità anche in Europa e resto del mondo, vista la pesante recessione del settore auto attesa su tutti i mercati. Aspettiamoci quindi una “retromarcia” forzata anche per l'introduzione delle nuove norme Euro 6d-TEMP-EVAP-ISC ed Euro 6d-ISC che potrebbero slittare in avanti rispetto alla data limite prevista da gennaio 2021.

Altrettanto importante e impellente diventerà nel Vecchio Continente la questione CO2, ovvero le emissioni di anidride carbonica che di per sé non sono inquinanti, ma climalteranti, ovvero contribuiscono al riscaldamento globale. Gli sforamenti ai limiti di CO2 imposti dall'Europa e le conseguenti multe ai Costruttori sarebbero ulteriori costi difficili da sostenere per un'industria dell'auto messa in difficoltà dallo stop della produzione e dal crollo delle vendite.

A rischio l'introduzione della nuova norma China 6a

La criticità più impellente e preoccupante, per le Case auto cinesi e per quelle straniere con impianti, joint venture e alleanze in Cina, è quella delle nuove regole e limiti di emissioni per le auto di prima immatricolazione che dovrebbero entrare in vigore a luglio 2020.

Si tratta del nuovo standard China 6a che prende spunto dall'Euro 6 diventato obbligatorio a settembre 2019 per le auto nuove immatricolate in Europa. La norma China 6a si basa sullo stesso ciclo di omologazione WLTP (le regole RDE solo da luglio 2023 con il China 6b) applicate dall'Euro 6C, ha valori uguali per benzina e diesel e ha degli inediti limiti per il protossido di azoto (N2O).