Stanno nascendo tantissimi siti che permettono di inserire i dati online. L'autocertificazione, però, va stampata: così non vale

Ormai l'abbiamo sentito in tutte le salse, ma in una situazione di crisi come questa è bene sempre ripeterlo. Si deve uscire di casa solo per comprovate necessità quali, per esempio, motivi lavorativi o per andare a fare la spesa, e sempre dotati dell'autocertificazione stampata (non vale farla vedere dal telefono) che, tra l'altro, negli ultimi giorni è stata aggiornata dal Governo. Cliccate qui sapere come e quando si compila il modulo e per scaricarlo in formato PDF e DOC.

A proposito della digitale: negli ultimi giorni stanno fiorendo diversi servizi di certificazione online fatti molto bene da persone o aziende che operano nel campo delle comunicazioni e dell'informatica. Sono intuitivi perché, inserendo la prima volta i propri dati anagrafici, l'indirizzo di residenza e di lavoro e un documento, permettono di scaricare la certificazione senza dover ogni volta reinserirli da capo. Comodo no? Si, a parte per il fatto che, se non è stampata, l'autocertificazione non vale. E c'è anche un rischio di privacy da non sottovalutare.

L'autocertificazione va sempre stampata

Questi sistemi non sono ufficiali, quindi non rilasciati o approvati direttamente dal Governo o dal Ministero dell'Interno. Sembra un paradosso ma in un periodo in cui si deve per forza ricorrere allo smart working, l'unica cosa non smart rimane proprio l'autocertificazione: in caso di blocco delle Forze dell'Ordine infatti, non è accettata e riconosciuta la dichiarazione digitale, a meno che non sia stampata. Questo almeno per il momento dato che, considerando il lungo tempo necessario per debellare il virus, il Governo potrebbe mettere in cantiere una certificazione digitale riconosciuta.

Attenti alle truffe

Tra questi nuovi sistemi ce ne saranno sicuramente di molto validi, ma non bisogna mai abbassare la guardia perché le truffe, sopratutto in periodi concitati come questo, sono dietro l'angolo. Nei form online non si chiedono dati personali relativi a carte di credito o conti correnti ma nomi, indirizzi e informazioni riservate che potrebbero essere utilizzate da malintenzionati - per fare un esempio - per conoscere determinate abitudini, quando si esce, dove si va, se si ha un parente in difficoltà.

Quindi diffidate; meglio utilizzare canali - quando ci saranno - del Ministero, del Governo o di un ente certificato per non correre alcun rischio. Per questo, al momento, consigliamo di usare altri servizi. Avere tutto a portata di dito è comodo, ma meglio scomodi che insicuri, no?