I gestori chiedono interventi per fronteggiare la crisi generata dal Coronavirus. A rischio il rifornimento per l’autotrasporto

Fare rifornimento in autostrada potrebbe non essere più possibile. E’ questo lo scenario in cui potremmo trovarci a partire da mercoledì 25 o giovedì 26 marzo se il Governo non risponderà all’ultimatum delle organizzazioni sindacali dei gestori delle pompe (FAIB, Fegica e ANISA) che chiedono provvedimenti immediati per rispondere alla crisi generata dalle limitazioni alla circolazione per Coronavirus.

E se fermare le attività in autostrada non dovesse essere sufficiente, i sindacati hanno già annunciato che i distributori chiuderanno in tutta la rete ordinaria.

A rischio i rifornimenti per il trasporto dei beni essenziali

Con un calo dell'80% dell'affluenza nelle aree di servizio i gestori dicono di non poter sopravvivere e minacciano, appunto, una serrata ad oltranza. E se il problema apparentemente sembra non riguardare gli italiani che in questo periodo non possono viaggiare, in realtà dovrebbe interessare tutti: le stazioni di rifornimento servono agli autotrasportatori che devono garantire il trasporto su scala nazionale dei beni essenziali.

I motivi della protesta

La categoria denuncia l’insostenibilità della situazione dal punto di vista economico. La crisi generata dalla pandemia si innesterebbe in una sofferenza cronica del settore causata da una progressiva riduzione della marginalità. Il crollo del traffico sulle autostrade ha dunque messo in ginocchio i gestori che sono in molti casi delle piccole imprese nonchè ultimo anello della filiera petrolifera.

FAIB, Fegica e ANISA reclamano inoltre la mancanza di confronto con il Governo e la rigidità di Concessionarie e Affidatari che non consentirebbero dilazioni sul pagamento degli oneri per il mantenimento dell’attività.

Nessun intervento per la sicurezza

Le associazioni lamentano anche la turnazione del lavoro definita “insopportabile”, per motivi sì economici ma anche di sicurezza. Riportiamo direttamente il passaggio della lettera:

si denuncia che le concessionarie e le sub-concessionarie (affidatarie) dopo aver negato i “presìdi” sanitari, non hanno previsto, fino ad oggi, alcun intervento, in caso di contagio o positività del Gestore o dei suoi addetti che dovesse comportare la chiusura e/o la messa in quarantena dell’attività.

 

E a proposito di contagio, a detta dei gestori, le Concessionarie non hanno previsto alcun intervento che dovesse comportare la chiusura o la messa in quarantena dell'attività, in caso di positività di un lavoratore.