Federauto lancia un grido d’allarme, paventando un -80% a marzo e chiedendo facilitazioni fiscali per evitare un salasso

“L’impatto che l’emergenza Covid-19 sta avendo sui dealer è allarmante e le disposizioni contenute nel primo provvedimento del Governo a tutela delle imprese non sono sufficienti. Se non si interviene rapidamente e in modo efficace, il rischio concreto è di compromettere la continuità aziendale e la sopravvivenza stessa delle imprese”.

Si apre così la lettera inviata da Federauto, la federazione italiana che riunisce le concessionarie d’auto italiane, al Governo Italiano chiedendo misure straordinarie a supporto del settore. Un settore che soffre ormai da tempo e che con la crisi del Coronavirus potrebbe registrare numerose chiusure.

Crollo verticali

“Già le crisi economico-finanziarie verificatasi negli anni 2008 e 2011 hanno portato ad un brusco rallentamento sul mercato delle immatricolazioni di autovetture nuove – continua la lettera, sottolineando come si sia – passati dalle 2.950 concessionarie del 2007 alle 1.373 del 2019”.

Una discesa in picchiata che, con una previsione (ad oggi) di un crollo delle immatricolazioni pari al 60%, potrebbe decretare la chiusura di ancora più autosaloni. Parlano del solo mese di marzo Federauto indica un crollo dell’80% del volume di affari.

Le soluzioni

Una crisi che, come evidenziato da Federauto, ha 3 principali criticità: la gestione del personale, attualmente in ferie ma bisognoso di ammortizzatori sociali, mancanza di liquidità e gestione stock veicoli e parti di ricambio. Problematiche che l’associazione propone di risolvere con le seguenti proposte:

Prima di tutto far rientrare i concessionari nel novero delle imprese con fatturato inferiore ai 2 milioni di euro (la media è di 30 milioni di euro all’anno), potendo godere delle agevolazioni di differimento dei termini di pagamento alla Pubblica Amministrazione. Stesso discorso per la compensazione dei crediti Iva sia nei confronti dell’Erario, portando il limite di chi ne può beneficiare a 700.000 euro al mese e non all’anno.

Facilitazioni fiscali che potrebbero rappresentare una boccata d’ossigeno per la categoria, il cui futuro rimane comunque burrascoso e di non facile soluzione.