In una lettera si chiede al presidente della Commissione Ursula von der Leyen di rivedere i tempi a causa dell’emergenza Coronavirus

Il 1° gennaio 2020 era segnato in rosso sul calendario di tutti i costruttori auto attivi in Europa: da quel giorno infatti sono entrate in vigore le nuove regole relative alle emissioni di CO2 per le auto nuove. In breve: le emissioni di flotta per ogni Casa non possono superare i 95 g/km, pena il pagamento di salate multe per ogni grammo eccedente il limite imposto.

Un regolamento severo che ha visto tutti i costruttori correre per adeguarsi ed evitare così sanzioni. Poi è arrivata l’emergenza Coronavirus e con lei gravi danni all’economia. Fabbriche e concessionarie chiuse con un crollo delle immatricolazioni a febbraio e la paura di vedere fino a dove sprofonderanno a marzo. Una crisi senza precedenti che ha portato tutti i principali attori della filiera automotive europea a scrivere a Ursula von der Leyen, presidente della Commissione, per chiedere aiuto.

Spostare i termini

La lettera (il testo completo lo trovate qui) è firmata da Acea (associazione dei costruttori auto), Clepa (fornitori di componentistica), Etrma (produttori di pneumatici) e Cecra (riparatori) chiedendo di fatto lo spostamento dei termini per adeguarsi alle nuove norme per le emissioni di CO2. Una richiesta che nasce da una semplice considerazione “Attualmente non si sta svolgendo alcun tipo di lavoro su produzione, sviluppo, test o omologazione. Uno stop che sconvolge i piani che avevamo fatto per prepararci a rispettare per tempo le leggi presenti e future”.

D’altra parte l’equazione è semplice: tutto è fermo ed è quindi impossibile riuscire adeguarsi alle nuove normative. “Crediamo quindi che sarebbe necessario apportare qualche aggiustamento alla tempistica di queste leggi. Vogliamo tuttavia assicurare che non è nostra intenzione mettere in discussione le leggi in quanto tali, né gli obiettivi di sicurezza stradale, riduzione del cambiamento climatico e protezione dell'ambiente” sottolineano i costruttori.

Una sorta di time out tecnico per non uscire con le ossa definitivamente rotte da questa crisi: mancati introiti e multe infatti potrebbero decretare la fine per molte aziende, come sottolineato nel corso della lettera inviata alla Commissione Europea.

Problemi di liquidità

“Il nostro settore è ad alta intensità di capitale” si legge ancora nella lettera “Senza nuovi ricavi, molte società si troveranno ad affrontare notevoli problemi di liquidità nel breve e medio termine. I livelli di liquidità disponibili variano da un settore all'altro, ma diverse società potrebbero trovarsi ad affrontare carenze di liquidità nel giro di qualche settimana”.

Un problema grave per tutto il Vecchio Continente, in quanto il mondo automotive occupa 13,8 milioni di persone (il 6,1% del totale europeo) con investimenti per 57,4 miliardi di euro in ricerca e sviluppo e surplus commerciale di 84,4 miliardi.

“Non c'è dubbio che l'impatto sul nostro settore sia senza precedenti. Sia la produzione che la vendita di veicoli e componenti hanno subito un brusco arresto in gran parte dell'Europa e in altre regioni del mondo. La maggior parte dei nostri dipendenti è tecnicamente disoccupata o – quando possibile – lavora da casa. Nessuno sa quanto durerà. Non abbiamo mai sperimentato niente del genere”.

Costruttori auto e le altre associazioni plaudono “l'adozione da parte della Commissione del quadro di riferimento temporaneo per gli aiuti di Stato”. Aiuti che assieme allo spostamento dei termini per l’adeguamento al monte emissioni potranno aiutare gran parte dell’industria ed evitare un ulteriore tracollo finanziario.