Così i costruttori stranieri in Italia chiedono al Governo misure per salvare il settore

"Oggi tutti i settori sono in crisi, ma ci sono settori che hanno una centralità. Ebbene quello dell'auto - considerando l'intera filiera - è uno di questi. (...) E se non si interviene subito si rischia il collasso del sistema."

Con queste parole Michele Crisci, presidente dell'Unrae, l'Associazione che rappresenta i costruttori automobilistici esteri in Italia, lancia il grido d'allarme per il mercato dell'automobile nel nostro paese che vale nel suo complesso il 10% del PIL nazionale ed è per sua natura molto sensibile ad una recessione economica. Che purtroppo sarà inevitabile. 

Il marzo peggiore di sempre, dopo un bimestre difficile

-85,6 % di vendite auto nuove a marzo 2020. Un numero che parla da sé ed è la naturale conseguenza della paralisi della nostra economia nello scorso mese. Parliamo di poco più di 28.000 auto immatricolate a marzo 2020 contro le 194.000 di marzo 2019. Sono numeri che fanno impressione, come sottolinea lo stesso Crisci.

Coronavirus e crisi settore auto, le proposte Unrae

Ma si tratta di un calo che secondo l'Unrae è reso ancora più pesante dai risultati del mercato di inizio anno che già segnavano una contrazione fra gennaio e febbraio. Nel primo bimestre, infatti, la domanda di auto da parte dei privati è calata del 16% e anche le società hanno segnato una contrazione del 9,7%. L'unico settore che andava bene era quello del noleggio a breve termine che però nelle ultime settimane è entrato in cresi a causa dell’azzeramento del turismo su scala nazionale.

I concessionari sono l'anello più debole

Il problema più grande, per tutti, è quello della liquidità. Vale per tutte le aziende italiane interessate da una paralisi delle vendite e quindi degli incassi, ma il settore auto è caratterizzato da costi fissi particolarmente importanti e margini ridotti, soprattutto per le concessionarie. A rischio è la sopravvivenza del 10-20% delle attività. Serve pensare a come far ripartire la liquidità in entrata i maniera strutturata e duratura nel tempo.

Coronavirus e crisi settore auto, le proposte Unrae

Crisci continua: "Il secondo tema è il piano di protezione delle persone che lavorano. Di tipo sanitario, ma anche di posti di lavoro. Ma qualsiasi protezione sarà inutile se non pensiamo a come stimolare il mercato.  Riteniamo che si tratti di una visione imprenditoriale giusta e ci aspettiamo che il Governo sia in grado di portarla avanti.

Le proposte per il Governo

Il presupposto sostenuto dall'Unrae è che il trasporto e la mobilità privata devono rimanere centrali all'interno della strategia del Governo: "se oggi continuiamo a mangiare, a usufruire dei servizi primari, lo dobbiamo ai settori dei trasporti su gomma". Per questo l'associazione chiede al Governo di perseguire la tutela dell'industria e la stabilità occupazionale con questa una serie di proposte.

Cosa chiede l'Unrae

Aggiornamento Ecobonus

1. Introduzione di una terza fascia da 61 a 95 g/km di CO2 (1.000/2.000 euro), perché bisogna allargare a più clienti la possibilità di accedere in maniera virtuosa ad un mobilità più efficiente

 

2. Aumentare di 1.000 e 1.500 euro gli importi della seconda fascia (da 21 a 60 g/km di CO2), arrivando a 2.500/4.000 euro

 

3. Aumento del fondo

Riforma fiscalità per le auto aziendali

1. Aumento del tetto del costo massimo deducibile, fino a 50.000 euro

 

2. Aumento della quota ammortizzabile, al 100%

 

3. Aumento della detraibilità dell'IVA per aziende e professionisti, al 100%

Il presidente dell'Unrae ricorda poi al Governo come la sua associazione, da sola, sia in grado di registrare fra distribuzione e assistenza un fatturato di 53 miliardi di euro e di dare lavoro a 160.000 occupati in Italia in quasi 2.600 concessionarie e 11.100 officine autorizzate. Parliamo di quasi il 65% del mercato auto italiano che rende allo Stato il più alto gettito fiscale, oltre 100 miliardi di euro.
Coronavirus e crisi settore auto, le proposte Unrae

Gli scenari previsti

Nella sua analisi del difficile momento per l'auto Crisci aggiunge: "Abbiamo immaginato due scenari, un "best case" con chiusura totale fino a fine maggio e un "worst case" che vede il blocco prolungato sino a fine agosto. Alla fine dell'anno il mercato perderebbe il 30% e torneremo quindi al livello della crisi di dieci anni fa. Il rischio peggiore è che il decreto Cura Italia, avendo escluso per limiti di fatturato molte aziende, possa portare alla chiusura di 1.400 concessionarie e la perdita di 150.000 posti di lavoro".

Coronavirus e crisi settore auto, le proposte Unrae

Nel caso migliore le vendite di auto 2020 scenderebbero del 32% rispetto al 2019, mentre in quello peggiore il calo annuo potrebbe arrivare al -46%. L'Unrae stima però che se venissero accolte le misure proposte per il sostegno al mercato dell'auto questi cali potrebbero ridursi rispettivamente al -21% e al -41%.

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Per scongiurare danni immediati e irreversibili per le concessionarie le Case stanno dilazionando i pagamenti, allungando le franchigie alle reti vendita, ma le case auto non possono resistere a lungo e bisogna "intervenire subito per evitare il crollo del sistema", aggiunge Crisci.

Un futuro molto incerto

A questo si aggiunge un numero enorme di incognite: i tempi di riapertura post lockdown, le conseguenze della recessione, il numero di consumatori disoccupati e impoveriti.

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A questo si aggiunge un quadro internazionale complicato e una pesante recessione globale che pochi sanno prevedere al momento, ma che secondo alcuni studi potrebbe arrivare al -10%. Sono tutte incertezze che fanno pensare alla contrazione dell domanda di veicoli che rimarrà depressa per molto tempo. Nessun segmento di mercato è immune.