Il numero di incidenti con morti e feriti è calato dell'80%: è polemica però su come ci guadagnano le compagnie di assicurazioni

In questo periodo non è facile vedere un bicchiere mezzo pieno, ma ci sono delle buone ragioni per farlo quando si parla, ad esempio, di incidenti stradali. Grazie al lockdown che ci obbliga a stare fermi restando a casa, sono diminuiti drasticamente i sinistri con relativi morti e feriti.

Per capire la portata del fenomeno (positivo) abbiamo cercato di raccogliere un po' di dati che vi riportiamo di seguito insieme ad alcune considerazioni sulla "questione assicurativa" sollevata dal Codacons: le auto stanno ferme, ma non c'è nessuno sconto (o proroga) sulla polizza.

Numeri parziali

Purtroppo in Italia non c'è un database aggiornato in tempo reale sul numero totale degli incidenti (incredibile ma vero, per averlo dall'ISTAT bisogna aspettare il 2021 inoltrato a causa del tempo necessario per l'elaborazione dei dati) e bisogna accontentarsi dei dati parziali relativi ai fine settimana elaborati dall'ASAPS su indicazione del Ministero dell'Interno e degli organi di Polizia di Stato e Carabinieri.

Queste fonti sono comunque utili per osservare il trend di incidentalità e mortalità in questo periodo di quarantena.

Incidenti con morti e feriti

Il primo dato interessante riguarda il numero totale di incidenti registrati nel marzo appena terminato rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso e alla prima settimana di marzo 2020, quando il lockdown non era stato ancora annunciato e si poteva circolare liberamente.

Abbiamo un -80% di incidenti complessivi - considerando quindi sia quelli gravi con vittime o feriti che quelli lievi -, un traguardo positivo che che però può essere giustificato in due modi: da una parte è merito soprattutto delle limitazioni alla circolazione con molte meno auto sulle strade, dall'altra alla maggior attenzione degli automobilisti "spaventati" dai tanti posti di blocco delle pattuglie delle Forze dell'Ordine impegnate sul territorio.

Incidenti stradali, i numeri sotto Coronavirus

Nonostante all'apparenza sembra esserci stata una notevole flessione, a causa del ritardo dell'ISTAT questo dato assume un valore relativo perché non conosciamo con precisione quanti incidenti sono avvenuti se consideriamo anche i giorni infrasettimanali e quante auto si spostano giornalmente sulle strade. Il numero dei sinistri è diminuito di tre quarti ma non sappiamo se, al momento, il parco circolante corrisponda effettivamente al quarto del totale.

È interessante vedere come nell'ultimo weekend del mese il numero di incidenti sia nuovamente aumentato, anche se di poco. Il motivo potrebbe essere legato al meteo, particolarmente bello al centro-sud Italia - che ha spinto molti automobilisti a "rischiare" - e ad una sorta di "evasione dalla noia" della quarantena. Motivi comunque assolutamente non giustificabili.

Incidenti stradali, i numeri sotto Coronavirus

Sono stati quasi azzerati invece gran parte degli incidenti che rientrano nella categoria delle cosiddette Stragi del sabato sera, cioè quei sinistri - spesso con morti - che si verificano tra le 22:00 e le 06:00 del mattino di venerdì e sabato notte e che coinvolgono almeno un conducente sotto i 40 anni di età.

Con il calo degli incidenti complessivi si è ridotto anche quello dei feriti, con l'ultimo weekend del mese che anche in questo caso ha fatto registrare un leggero aumento.

Incidenti stradali, i numeri sotto Coronavirus

Quanto "costa" una vita umana?

La vita umana è sacra, ma forse non tutti sanno che ogni incidente ha un costo sociale che va a carico dello Stato e che aumenta di pari passo con la gravità del sinistro. Il danno economico non è rappresentato da una spesa diretta, ma dalla quantificazione economica degli oneri (costo della vita, danni patrimoniali, costi amministrativi) che gravano sulla stessa a seguito delle conseguenze causate da un incidente stradale.

Ogni vitttima a causa di un incidente stradale "costa" mediamente 1,5 milioni di euro, cifra che arriva alla metà per i feriti gravi. Facendo il conto di quanti incidenti mortali ci sono stati di meno dall'inizio dell'emergenza, è facile vedere come lo Stato abbia potuto risparmiare decine di milioni e investirli diversamente nei settori più in difficoltà in questo momento.

La questione assicurativa

Le auto sono ferme e quindi ci sono meno incidenti ma, come gli automobilisti avranno notato, si continua comunque a pagare l'assicurazione che non è stata oggetto di proroga con gli ultimi decreti. Su questo è intervenuto il Codacons chiedendo al Governo di prevedere per gli assicurati un rimborso del costo sostenuto per la polizza attraverso sconti sui successivi rinnovi o di destinare i maggiori profitti incamerati dalle compagnie di assicurazioni per finanziare intervenire a sostegno delle famiglie. Riportiamo di seguito la nota dell'associazione:

Come noto, i limiti agli spostamenti degli italiani hanno prodotto un crollo degli incidenti stradali del -80%. I cittadini non possono più circolare in auto se non per comprovate esigenze, e le vetture rimangono da settimane parcheggiate nei garage o in strada. A fronte di tale blocco della circolazione stradale, tuttavia, gli automobilisti continuano a pagare regolarmente l’RC Auto che non è stata oggetto di misure da parte del Governo.

I rischi per il dopo lockdown

Non serve il Coronavirus per dimostrare che i morti e i feriti sulle strade sono direttamente proporzionali al numero delle auto in circolazione. Dunque non va sottovalutato un possibile effetto rebound al termine dell'emergenza: la voglia di uscire (giustificatissima) e le nuove regole di distanziamento sociale aumenteranno esponenzialmente l'impiego dell'auto privata e quindi il traffico e, probabilmente, l'incidentalità. Di questo rischio bisognerà tenere conto nel definire la strategia per la cosiddetta fase 2. Il che significa prevedere un'adeguata campagna di controllo stradale funzionale alla sicurezza di noi tutti che non vediamo l'ora di tornare a circolare liberamente.