Il blocco produttivo dei fornitori in Occidente rallenta la ripresa delle fabbriche automobilistiche cinesi

Prima le “nostre” fabbriche di automobili erano bloccate perché non arrivavano componenti dalla Cina, ora è la Cina che non può ripartire come vorrebbe nella cosiddetta Fase 2 della crisi del Coronavirus, perché a mancare questa volta sono componenti costruiti in Europa, USA, e Giappone.

Il mondo alla rovescia

È lo scenario che descrive Bloomberg, rilanciato da Automotive News, sottolineando come la ripresa produttiva degli stabilimenti in Cina non possa accelerare come previsto per l’impossibilità dei fornitori di alimentare le fabbriche a causa del Covid-19. 

In termini di volume di affari, parliamo di un valore pari a quasi 34 miliardi di euro nel 2019 come importazioni complessive cinesi, provenienti soprattutto da Germania (28%), Giappone (27%), Sud Corea (6%) e USA (5,9%). 

Da Volvo a FCA

Li Shufu, miliardario che controlla Geely, il principale produttore di veicoli a marchio cinese e proprietario di Volvo, si è mosso subito per cercare di passare a fornitori cinesi, pur non avendo ancora avuto un impatto importante sulla produzione.

Anche Guangzhou Auto, che ha fra i suoi partner anche Toyota e FCA Fiat Chrysler Automobiles, si sta adattando per garantire comunque l'approvvigionamento, considerando che la società importa fino al 10% dei suoi componenti dall'estero, per assemblarli in Cina.

Da Tesla a Bosch

Le scorte di magazzino garantiscono ancora del margine, tenendo conto che mediamente gli stabilimenti in Cina si organizzano per essere indipendenti per un massimo di 8 settimane (scendendo anche fino a 4) nelle forniture di parti importate come i motori. O i microchip, che rendono particolarmente vulnerabili i modelli prodotti in Cina di marchi come BMW o Tesla

Ma la mancanza di elettronica proveniente dall’Europa necessaria alle produzioni cinesi coinvolge anche fornitori come Continental, che tra l’altro esporta anche pneumatici. O come Bosch per quanto riguarda ad esempio iniettori di carburante o sensori. 

Il premium è più colpito

I marchi premium sono quelli che risentirebbero di più di questa situazione, perché hanno un maggior numero di componenti importati. D’altro canto, però, la richiesta di auto di lusso è in ogni caso diminuita per gli effetti della crisi

Il calo della domanda di automobili, in generale, dà un certo margine alle case automobilistiche, che hanno ancora prodotti da smaltire rimasti fermi nelle fabbriche o nelle concessionarie, ora che progressivamente in Cina le persone stanno lentamente tornando a frequentare gli showroom.