In un webinar-brainstorming si discutono le possibili soluzioni: dai turni di lavoro flessibili agli incentivi per chi va in bici

La cosiddetta fase 2 dopo l’emergenza Coronavirus deve ancora cominciare. Il come e il quando è ancora al centro del dibattito politico mentre gli scenari che stanno prendendo forma negli ultimi giorni rivelano diversi rischi concreti. E ce n’è uno che ci interessa da vicino: il caos traffico nelle grandi città.

Il tema è stato sollevato dalla conferenza telematica "Superare le distanze" organizzata e moderata da Diego De Lorenzis, vicepresidente della commissione Trasporti alla Camera che nel suo primo appuntamento online ha parlato di "La mobilità delle persone dopo l'emergenza Coronavirus"

Tutti in auto? Non si può

Mettendo assieme infatti la voglia degli italiani di uscire di casa, la necessità di tornare al lavoro e l'imprescindibile obbligo del distanziamento sociale c'è il rischio che le strade di riempiano improvvisamente e in maniera caotica al termine del lockdown.

Ve lo immaginate cosa può accadere nelle metropoli con autobus, tram e metropolitane vuote per la paura del contagio e tutti in auto? Per disegnare alcuni scenari, proporre soluzioni e aprire un confronto pubblico sul tema si sono confrontati i rappresentanti di associazioni ed enti che si occupano di trasporti, logistica, mobilità e telecomunicazioni

Come in un brainstorming

Il dibattito pubblico su Facebook ha visto la partecipazione di Angelo Sticchi Damiani (ACI), Paolo Magri (ANCMA), Paolo Scudieri (ANFIA) Andrea Gibelli (ASSTRA), Cristina Nadotti (La Repubblica) e Roberto Traversi (Ministero dei Trasporti) che hanno messo assieme idee ed opinioni in un inedito brainstorming digitale aperto a tutti.

Gli spunti sono tanti e cercano di immaginare come potrà e dovrà cambiare la mobilità di ogni persona all'allentarsi dell'emergenza da Coronavirus, quella che sarà forse suddivisa in fase 2, fase 3 e chissà quante altre. Vediamo questi punti uno per uno, ma n aspetto su cui tutti si sono trovati d'accordo è quello della necessità di incrementare il telelavoro perché sempre più la "non mobilità" sarà la mobilità del futuro.

1) Alleggerire le tasse sul telelavoro

Partiamo proprio dal telelavoro o smart working che dovrà in ogni modo essere attivato e facilitato dalle aziende, ma soprattutto incentivato dal Governo sotto forma di sgravi fiscali. Insomma è necessaria una leva fiscale dello stato per poter fare in modo che sempre più persone possano lavorare da casa senza intasare le città già prese d'assalto da chi il telelavoro non può proprio farlo.

2) Uso dell'auto privata verso un +75,8%

Secondo uno studio citato dall'ANFIA, un sondaggio fatto su più di 500 persone al 16 marzo 2020 e al 9 aprile 2020 gli italiani propendono per un utilizzo maggiore dell'auto privata (75,8%), con un 10,3% degli intervistati che dicono di preferire il trasporto pubblico e un 8,5% la bicicletta. Solo al 3% sta il car sharing e al 0,2% l'uso del taxi, sintomo di sfiducia verso i mezzi di trasporto condivisi.

3) Turni di lavoro flessibili per non sovraccaricare il trasporto pubblico

Non meno importante sarà poi ripensare al lavoro e ai turni che oltre a rendersi necessari per il distanziamento sociale in fabbriche, negozi e uffici, saranno fondamentali per evitare i picchi di andata e ritorno.

I turni flessibili organizzati a monte da aziende e governo potrebbero abbassare le curve di questi picchi, aggravati fra l'altro dalla ridotta capienza dei mezzi pubblici causa Coronavirus, e spalmare nell'intero arco della giornata flussi di passeggeri meglio distribuiti, anche se ridotti fra il 30 e il 50%.

4) Favorire la mobilità dolce

La cosiddetta mobilità dolce, quella in bici o a piedi ed eventualmente con la micromobilità elettrica (monopattini, ecc.) dovrà tornare ad avere un peso sugli spostamenti quotidiani, integrandosi con gli altri mezzi di trasporto. Corsie preferenziali per le due ruote, magari anche quelle dei mezzi pubblici usate temporaneamente. Il tutto condito da parcheggi di scambio per poter passare da un veicolo all'altro con facilità e rapidità.

5) Attenzione alle vecchie auto che tornano a circolare

Un errore da evitare è poi quello di lasciare che una grande quantità di vecchie auto ormai quasi in disuso tornino a circolare proprio a causa della disaffezione al trasporto pubblico. Queste vecchie "carrette" inquinanti porrebbero seri problemi di inquinamento, ricorda l'ACI e per questo andrebbero previsti incentivi alla rottamazione per il rinnovo del circolante più anziano.

Resta comunque il fatto, sottolineato dallo stesso De Lorenzis, che "il ritorno in massa all'auto privata non è sostenibile a livello ambientale, per vivibilità e accessibilità delle città".