Il settore continua a sollecitare il governo perché senza interventi di sostegno il crollo sarà enorme

Non una voce sola, ma tutta la filiera auto grida ancora una volta al governo che per far ripartire il settore servono interventi mirati. I pochi incentivi messi in campo per la mobilità sostenibile devono essere estesi ad una platea più ampia. L'Ecobonus rifinanziato nel Decreto Rilancio, così come i bonus rottamazione, non bastano a superare la crisi generata dal lockdown per il Coronavirus (una crisi che ha aggravato una già non rosea situazione, basta ripensare ai dati sulle immatricolazioni di gennaio 2020).

In un comunicato congiunto, l'Anfia, l'Unrae e Federauto (in pratica tutte le case automobilistiche e le concessionarie) ribadiscono "che non è più rinviabile l’attuazione di un’importante campagna di incentivi per la rottamazione di auto e veicoli commerciali vetusti e l'acquisto di autoveicoli di ultima generazione, e per lo sviluppo infrastrutturale, nonché la revisione della fiscalità sulle autovetture per un adeguamento a livello europeo".

Senza tutto questo, il mercato auto 2020 si stima che chiuderà con 500.000/600.000 unità in meno rispetto all’anno precedente, determinando un mancato gettito IVA di circa 2,5 miliardi di euro.

Le scelte del governo fatte finora

La richiesta del settore è innanzitutto quella di allargare la platea dei beneficiari degli incentivi all'acquisto delle auto, che sì, devono rispettare gli obiettivi di decarbonizzazione e sostenibilità ambientale, ma per rilanciare davvero il mercato e la produzione serve fare molto di più.

"Abbiamo accolto con sorpresa, delusione e, soprattutto, grande preoccupazione, la scelta del Governo, nel recente Decreto Rilancio, di limitarsi al rifinanziamento del fondo per l’acquisto di autoveicoli a basse emissioni - si legge nella nota -. Si tratta di un intervento poco significativo per un’effettiva ripartenza del settore automotive nel nostro Paese".

L'impatto del Coronavirus sul settore auto

L'elettrificazione della mobilità era già una priorità nel piano di sviluppo del settore; un cospicuo investimento, che alla luce dell'emergenza Coronavirus continua ad essere un obiettivo ma deve fare i conti con la realtà che - come sottolinea Confcommercio Mobilità - vede circa 125mila imprese operare in Italia, con quasi 450mila addetti e un fatturato di circa 100 miliardi, ossia quasi il 6% del nostro PIL.

L'impatto del Coronavirus ci dice che la produzione – già in calo da 20 mesi a fine febbraio 2020 – è crollata del 21,6% nel primo trimestre dell’anno e le vendite si sono quasi azzerate (-85,4% a marzo e -97,5% ad aprile). La riapertura dei concessionari, lo scorso 4 maggio non basta, dicono le associazioni di categoria, ricordando che ci sono "centinaia di migliaia di veicoli immobilizzati sui piazzali". "L'acquisto di un autoveicolo è un investimento importante che, in questa fase, necessita di un sostegno adeguato alla realtà che stiamo vivendo, e che il mercato di oggi possa recepire positivamente", prosegue la nota.

Auto sempre più vecchie e inquinanti

Il meccanismo in vigore di bonus-malus, secondo Anfia, Unrae e Federauto, non è sufficiente a contrastare il crollo delle vendite e senza un rinnovo del parco circolante continueremo ad avere molte auto ante-Euro 4 (32,5%) e addirittura più della metà delle vetture su strada con più di 10 anni di età sulle spalle (57%).

"Risulta incomprensibile come in Italia non si faccia nulla per salvaguardare la strategicità e la competitività di un comparto come l'automotive, che esporta oltre il 50% dei suoi prodotti, apprezzati in tutto il mondo per la carica innovativa e la qualità, e che in più occasioni ha dimostrato di fungere da traino per la ripresa produttiva di larga parte del sistema manifatturiero e quindi della nostra economia, e si preferisca andare incontro a un rischio di deindustrializzazione. Un settore che alcuni Paesi europei – con i quali, peraltro, la nostra filiera è profondamente interconnessa – stanno mettendo al centro dei loro Piani di supporto, così da rilanciare i consumi e la transizione verso un modello di mobilitá piú sostenibile".