In una lettera aperta le associazioni chiedono nuovamente un deciso intervento del Governo a sostegno del mercato automotive italiano

Non si placano le richieste di aiuto al mercato auto da parte delle associazioni di settore che, ancora una volta, puntano il dito contro il Governo reo di aver dimenticato un reparto fondamentale per l’economia italiana. Così oggi ANFIA (l’Associazione Nazionale Filiera Industria Auto) e Unione Industriale di Torino hanno lanciato un nuovo appello, scrivendo una lettera aperta indirizzata al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

Una missiva nella quale le associazioni chiedono a gran voce 2 cose su tutte: nuovi incentivi per l’acquisto di auto nuove e l’innalzamento dei limiti per poter usufruire dell’ecobonus.

Bisogna ripartire

 “Sollecitare un intervento governativo è vitale per recuperare l’operatività del settore automotive e la sua capacità di sviluppo decisiva per il progresso economico”

Inizia così la lettera, che continua toccando punti già noti e mettendo l'accento sulle irrinunciabili richieste per ripartire dopo la crisi da coronavirus, che ha messo in crisi salute ed economie mondiali.

“Il Covid-19 ha impresso una svolta drammatica al settore dell’automotive determinando una paralisi senza precedenti in termini di domanda e di produzione. Serve modellare una politica di sviluppo industriale in grado di sostenere un lungimirante riavvio del settore automobilistico per garantire una ripresa economica. Purtroppo non abbiamo ritrovato adeguata sensibilità e attenzione per l’automotive nel contesto dei provvedimenti governativi fino ad ora assunti”.

Ci vogliono incentivi

“Esistono misure che possono essere adottate subito e che possono sbloccare lo stallo del mercato dell’auto, che darebbero un rilancio all’intero settore, e avrebbero, tra l’altro, anche un effetto leva per le casse dello Stato, che vedrebbe ripagati gli sforzi temporanei con un incremento di gettito, come sempre garantito da vendita, possesso e utilizzo dei veicoli”.

Si torna così agli incentivi che, come ricorda la lettera, permetterebbero di ottenere “una riduzione delle emissioni rinnovando il vetusto parco circolante, e darebbero sostegno alle oltre 300.000 famiglie che vivono grazie al settore automotive, facendole tornare al lavoro e risparmiando anche le tante risorse oggi spese per la cassa integrazione”.

C’è poi “l’idea è di estendere l’ecobonus attualmente in vigore anche alle auto ad alimentazione alternativa con emissioni medie di CO2 da 61 a 95 g/km, allargando così la platea dei beneficiari, pur restando in linea con gli obiettivi europei di graduale decarbonizzazione della mobilità.

Parlare con l’Europa

Ma l’azione deve essere più ampia, spiega la lettera e i 2 presidenti chiedono “azioni ben più ampie, impegnative e coordinate, e che il governo italiano si faccia promotore di un’istanza di politica industriale a Bruxelles, presso gli organi comunitari, per attuare una politica di raccordo con le istituzioni europee e di pressione sul livello comunitario, poiché le filiere produttive dell’auto si stanno ridislocando su basi continentali e se le imprese italiane non saranno coinvolte in maniera determinante, si rischia non solo il ridimensionamento economico dell’Italia, ma una perdita di efficacia dell’industria europea nel suo complesso”.