Il 2 giugno 2020 rappresenterà per sempre una data storica per Bentley. Mentre da noi si festeggiava la Festa della Repubblica infatti la Casa britannica ha “sfornato” l'ultimo dei suoi motori V8 di 6,75 litri della serie L, ponendo così fine a produzione durata 6 decenni.

Un motore nato quando Bentley faceva parte di Rolls-Royce e rimasto invariato durante la propria vita per quanto riguarda alesaggio e corsa fin dalla sua nascita e prodotto in 36.000 unità, tutte assemblate rigorosamente a mano. Un lavoro di altissima precisione che richiedeva 15 ore di lavoro per ciascuna unità.

Sempre più cavalli

Nato nel 1959, il motore V8 della Serie L venne originariamente progettato dagli ingegneri Bentley per sostituire il precedente 6 cilindri in linea, con l'obiettivo di migliorare le prestazioni. Montato per la prima volta su una Bentley S2 buttava a terra 180 CV (134 kilowatt), potenza ben al di sopra delle aspettative degli ingegneri inglesi.

Fotogallery: Bentley Mulsanne 6.75 Edition

Da quel momento lo sviluppo del V8 Bentley non è mai stato sospeso, per arrivare ai giorni nostri e con 530 CV e ben 1.100 Nm di coppia, dedicati alla Bentley Mulsanne Speed. Una crescita quasi esponenziale di prestazioni andata di pare passo con l’abbattimento delle emissioni, scese del 99% rispetto al primo V8.

Spazio all’elettrificazione

Sistemato sotto al cofano di una Mulsanne 6.75 Edition di Mulliner il V8 inglese non verrà sostituito da un pari frazionamento, lasciando spazio all’ancora più esagerato W12 di 6 litri, al V8 di 4 litri (di origine Audi) e, soprattutto, al powertrain ibrido plug-in (lo stesso della Bentayga Hybrid)composto da un ben più modesto V6 turbo benzina. Un sistema destinato a muovere l’intera gamma Bentley nei prossimi anni, assieme a motorizzazioni 100% elettriche.