L’unione critica aspramente il Governo e chiede di affrontare la crisi supportando anche l’acquisto di motorizzazioni classiche

Incentivi auto sì, incentivi auto no, incentivi auto ma per chi? Va avanti ormai da settimane la discussione interna al Governo per capire come definire una politica di sostegno al mercato automobilistico, con il Decreto Rilancio che ancora non fa chiarezza sull’argomento.

Intanto le varie associazioni di categoria continuano a lanciare grida dall’allarme, ultima in ordine di tempo e l’Unrae che in un comunicato stampa chiede nuovamente che venga attuata una strategia di incentivi per l’acquisto di auto nuove, senza concentrarsi solo ed esclusivamente su modelli elettrici o plug-in.

Serve argine alla crisi

È forte la preoccupazione per la posizione di chi, nella maggioranza di Governo, vorrebbe continuare ad incentivare esclusivamente l'acquisto di veicoli elettrici ricaricabili, con un atteggiamento ideologico e sordo a qualunque argomento pragmatico.

Inizia così il comunicato stampa dell’unione nazionale rappresentanti autoveicoli esteri, fortemente critica verso quella parte della politica che vorrebbe premiare unicamente l’acquisto di auto con batterie ricaricabili alla spina.

Una crisi di mercato come quella in corso ormai da mesi, con crollo delle immatricolazioni e conseguenze devastanti sulla nostra economia, non può essere arginata con le misure in essere, che a più di un anno dalla loro entrata in vigore escludono ancora il 98% del mercato.

L’Ecobonus infatti, i cui fondi sono terminati ma pronto ad essere rifinanziato, si riferisce unicamente ad auto con emissioni di CO2 inferiori a 60 g/km, lasciando di fatto fuori gran parte delle auto attualmente in vendita. Quello che l’Unrae chiede è quindi che tale limite venga alzato, includendo così anche modelli più recenti e non elettrificati.

Chi ha veramente a cuore l'ambiente, e non solo una sterile ideologia, avrebbe il dovere di agevolare concretamente la sostituzione di veicoli vetusti con veicoli di ultima generazione.

Secondo recenti ricerche infatti su circa 39 milioni di autovetture circolanti in Italia, ben 21 milioni hanno più di 10 anni (dati Anfia). Auto inquinanti, il 20,4% delle quali con omologazione Euro 0, Euro 1 o Euro 2.

Niente paragoni con la Germania

Nelle ultime ore, addirittura, è stata paventata ancora la volontà - di parte della maggioranza - di limitare gli incentivi ai soli veicoli con un prezzo di listino inferiore a € 18.000, e di escluderne tutti gli Euro 6 di ultima generazione a prescindere dal loro livello di emissioni.

Una manovra fortemente criticata dall’Unrae, impegnata anche a sottolineare come i richiami al sistema di incentivi varato in Germania non siano oggettivi a causa delle profonde differenze tra Berlino e Roma.

A differenza dell’Italia, la Germania ha già avviato da tempo e con incisività il percorso della transizione energetica, iniziando doverosamente dalle infrastrutture grazie a sostanziosi investimenti pubblici. Non stupisce, quindi, che la quota di mercato dei veicoli elettrici e ibridi plug-in (incentivati in entrambi i paesi) sia tripla rispetto all’Italia.

Differenze sostanziali anche per quanto riguarda altri scenari

  • infrastrutture di ricarica: la densità di punti di ricarica pubblica ogni 100 km di rete viaria, in Germania è 3.5 volte superiore a quella italiana;
  • il parco circolante: quello italiano, tra i più anziani in Europa, già prima del Covid-19 aveva un’età del 20% più alta rispetto a quello tedesco, e soffriva un ciclo di rinnovo del 43% più lungo;
  • il mercato: in Italia durante il lockdown di marzo-aprile il mercato è crollato quasi del doppio rispetto a quello tedesco;
  • l’aliquota IVA ordinaria: in Italia è al 22% anziché al 16% come previsto dalle recenti normative tedesche per i prossimi 6 mesi;
  • il trattamento fiscale dell’auto aziendale: in Germania l’IVA è da sempre detraibile al 100%, mentre in Italia solo al 40%, con una deroga perennemente rinnovata rispetto alla normativa europea.

Non c’è più spazio per le politiche di assistenzialismo, è ora di mettere in atto un concreto piano per lo stimolo della domanda, cominciando dai settori strategici ed in grado di rimettere realmente in moto la nostra economia.

Conclude il comunicato stampa dell’Unrae, ancora fiduciosa per un netto cambio di prospettive in tema di incentivi auto.