Il settore divenuto trainante per il mercato auto non è stato risparmiato dall’emergenza sanitaria ma potrebbe essere il primo a rialzarsi. E rilancia le richieste d’aiuto alle istituzioni

Nessuno è uscito indenne dagli effetti del lockdown da Coronavirus, e il settore auto ha bisogno di sostegno. Tuttavia, il noleggio è uno dei comparti che potrebbero rialzarsi meglio dalla crisi dovuta alla pandemia, anche se ad un primo sguardo può sembrare che non sia così.

Questo emerge dalla conferenza stampa di stamattina in cui ANIASA (Associazione Nazionale dell’Industria dell’Autonoleggio e dei Servizi Automobilistici) ha presentato il rapporto 2019, unito ad un’interessante indagine sull’orientamento della clientela - condotta alla fine del periodo di lockdown dalla società di consulting Bain&Company - attraverso interviste nelle città di Torino, Milano e Roma, dove la mobilità alternativa e condivisa ha preso maggiormente piede.

ANIASA ha approfittato dell’occasione per unire ancora una volta la sua voce a quelle delle altre associazioni di filiera, come UNRAE, ANFIA e Federauto, che in modo particolare negli ultimi mesi hanno rilanciato in molte sedi proposte e suggerimenti per contrastare la crisi del comparto.

Fra queste, ad esempio, c'è l’incentivazione estesa anche alle vetture non elettrificate ma comunque meno inquinanti, inclusi gli usati recenti, e l’allineamento della fiscalità ai parametri europei. Anche se tuttora senza risposta.

Breve e lungo, il noleggio frena

Dalla metà degli Anni ’90 ad oggi il settore del noleggio è cresciuto, passando dal 2 al 25% del mercato e trovandosi più volte a sopperire almeno in parte alle perdite registrate da quello dei clienti privati.

Nel 2019 il suo fatturato complessivo ha toccato i 7 miliardi di euro, con un parco circolante totale di 1,2 milioni di veicoli tutti Euro 6, mentre le immatricolazioni sono state 517.000 per un valore di 11 miliardi di euro, con un volume di contributi erariali che ammonta a oltre 2 miliardi.

Dati precipitati con il lockdown, che tra marzo e maggio ha visto il giro d’affari del noleggio a breve termine perdere il 69% del fatturato e il 98% delle immatricolazioni, i noleggi ridursi dell’80% e i giorni di noleggio di circa il 50%, con un utilizzo medio della flotta passato dal 72% al 44% e la flotta stessa contratta a 82.000 unità rispetto alle 112.000 raggiunte nel 2019.

Al confronto, i dati del lungo termine sembrerebbero quasi positivi (-0.5% della flotta e -1% del fatturato), in realtà è un dato altrettanto grave, come testimoniato dalle immatricolazioni crollate del 73%, perché significa l’arresto di un settore giovane, in piena espansione e rapida crescita che aveva fatto segnare un +13% nel 2019.

Car sharing tra diffidenza e smartworking

Altrettanto colpita la sharing economy, ovvero il giro d’affari delle attività legate alla condivisione dei mezzi, che ha incassato a marzo e aprile un -73% nel volume dei noleggi (arrivati a 12 milioni nel 2019) e un -75% del fatturato, anche se i dati di maggio parlano di un ritorno al 50% dei livelli pre-lockdown.

In realtà, l’intervista rivela che più degli effetti immediati del blocco totale, a preoccupare sono le comprensibili ritrosie a condividere mezzi (così nel 60-70% delle opinioni), per un’emergenza non ancora rientrata e che per il 20-30% degli interpellati, non consentirà il pieno ritorno alla normalità prima di un anno.

A questo si somma la diminuzione degli spostamenti dovuta in parte al ricorso allo smart working, pratica positiva sotto molti aspetti (tra cui proprio quello di ridurre traffico e inquinamento) ma che minaccia di franare la crescita di questa nuova forma di mobilità.

Prospettive non tutte negative

Malgrado uno scenario in cui non è facile intravedere segnali positivi, le indicazioni fornite dalla relazione di Bain&Company suggeriscono che proprio il noleggio potrebbe avere di fronte le migliori prospettive di recupero nel breve e medio termine.

Le stesse motivazioni che attualmente penalizzano sia l’uso dei mezzi pubblici sia, appunto, lo sharing, come il timore di nuovi contagi, sembra infatti rimettere al centro delle preferenze l’auto personale, nuovamente vista come scelta più sicura.

Peccato però che al tempo stesso la situazione economica aggravata dagli effetti collaterali del lockdown generi una forte incertezza verso l’acquisto - posticipato nel 60% mentre un altro 24% dicono di averci rinunciato di qui alla fine dell’anno - almeno in mancanza di quelle misure di incentivazione e sostegno che, come sottolineato in apertura, restano ad oggi richieste inascoltate dalle istituzioni.

Ecco quindi che il noleggio rischia di diventare la soluzione - o quantomeno l’equilibrata via di mezzo - tra esigenze e criticità. Come confermerebbe il 20% del campione interpellato, che ha dichiarato di voler optare per quella soluzione in vista delle vacanze estive.