Le Fiamme Gialle hanno perquisito la sede torinese del Gruppo in un’inchiesta sulla presenza di dispositivi illegali sulle vetture

FCA torna al centro di un’inchiesta relativa alla manomissione dei livelli di emissioni di alcune vetture del Gruppo, e lo fa a seguito di una perquisizione avvenuta stamane da parte della Guardia di Finanza in alcune sedi torinesi del Gruppo.

Un’operazione condotta in accordo con la procura di Francoforte, impegnata a svolgere indagini nello stesso senso presso le sedi tedesche di FCA, e coordinata grazie anche ad Eurojust, ufficio per la cooperazione tra le varie forze dell’ordine dell’Unione Europea. L’ipotesi sul tavolo è quella di truffa a mezzo di sistemi illegali per l’abbattimento dei livelli di emissioni.

L’onda lunga del dieselgate

Esattamente gli stessi elementi alla base dello scandalo dieselgate, col Gruppo Volkswagen al centro dell’inchiesta. Secondo gli inquirenti il Gruppo FCA avrebbe installato su alcuni modelli dei sistemi in grado di “capire” quando l’auto era sottoposta a test sulle emissioni, riducendo quindi i livelli per poter passare l’omologazione.

Naturalmente dispositivi del genere sono severamente vietati e ora spetterà alla Guardia di Finanza e la procura tedesca capire se davvero FCA abbia montato o meno tale hardware.

Massima collaborazione

"L'Azienda si è subito messa a disposizione degli inquirenti e ha fornito ampia collaborazione negli accertamenti" ha commentato un portavoce di FCA, spiegando anche come il Gruppo stia “esaminando i relativi atti per poter chiarire ogni eventuale richiesta da parte della magistratura”.