La sentenza della Cassazione non fa disciplina, ma rischia di creare confusione. Facciamo chiarezza col presidente di Asconauto

In questi giorni si è fatto un gran parlare della questione targa prova, tornata all’onore della cronaca per “colpa” della sentenza nr° 17665 della Corte di Cassazione del il 25/8/2020. Sentenza che, per farla breve, stabilisce che a poter utilizzare la targa prova possano essere solo ed esclusivamente auto non immatricolate.

Sentenza che potrebbe mettere in ginocchio le già provate concessionarie auto, intente a riprendersi dai duri colpi inferti dall’emergenza coronavirus. Ma come stanno davvero le cose? Per fare chiarezza abbiamo parlato con Fabrizio Guidi, presidente di Asconauto (Associazione Consorzi Concessionari Auto).

Piccola ma fondamentale

Prima di tutto bisogna spiegare perché la targa prova è così importante. Tutte le auto ancora in concessionaria, in attesa di un proprietario, non potrebbero circolare senza essere immatricolate e quindi assicurate. La targa prova supera il problema e non prevede immatricolazione, ha la durata di un anno e può essere utilizzata da:

  • concessionarie
  • carrozzieri
  • produttori di pneumatici
  • officine

Un utilizzo per differenti scopi:

  • provare auto, nuova, usata o riparata a un cliente,
  • portare auto da una officina a un’altra,
  • lavare l’auto (da parte di concessionari, officine e simili)

senza, in caso di incidente, dover pesare sull’assicurazione del proprietario dell’auto.

Uno strumento fondamentale per differenti realtà che, se reso non più valido per auto già immatricolate, porterebbe a costi inimmaginabili per molte concessionarie ("sarebbe impossibile lavorare", ha specificato il presidente Guidi).

La Cassazione non crea norme

È questo il concetto fondamentale espresso da Fabrizio Guidi. Si tratta di una “semplice” sentenza, emessa in seguito (a quanto pare) ad un abuso da parte di un proprietario di un’auto d’epoca.

Bisogna distinguere tra usi ed abusi, non sanzionare in maniera indiscriminata

Ha ribadito il presidente Asconauto, sottolineando come un singolo abuso non possa annullare una legge. E così non è.

L’invito da parte della nostra Associazione è quello di continuare a comportarsi come sempre

La sentenza della Cassazione non deve quindi cambiare le abitudini delle concessionarie, per le quali la targa prova rimane un fondamentale strumento di lavoro ("non tutte dispongono di bisarche per la movimentazione delle auto", ha sottolineato Guidi durante la nostra chiacchierata).

Cosa dice il Governo

Nel frattempo però le istituzioni stanno lavorando per fare nuovamente chiarezza,

Il Ministero dei Trasporti e il Ministero dell’Interno hanno predisposto uno schema di regolamento, recante modifiche al DPR 474/2001, per una ridisciplina organica della targa prova

Ministeri dai quali arrivano già segnali positivi, coi quali il tavolo di consultazione è stato aperto già nel 2018 facendo seguito ad azioni intraprese dalla Polizia di Arezzo (che aveva multato un’auto immatricolata, ma sprovvista di assicurazione, circolante con targa prova).

Per ora rimane quindi tutto com’è e l’invito di Asconauto a comportarsi come prima è valido, con la speranza che davvero la legge che regola l’utilizzo della targa prova non cambi.