Come andrà l’automotive in caso di vittoria di Biden? E se Trump dovesse restare alla Casa Bianca?

Mesi di campagna elettorale stanno per dare i loro frutti e domani (ma magari anche tra qualche giorno, visti i numerosi voti per posta) sapremo come saranno andate le elezioni USA 2020.

Un confronto che vede da una parte il Democratico Joe Biden e dall'altra il presidente in carica, repubblicano Donald Trump. Votazioni che non riguarderanno unicamente gli Stati Uniti ma che si rifletteranno sul mondo, mercato auto compreso.

Biden presidente

Ha i favori dei pronostici e dei sondaggi, ma la lezione del 2016 suggerisce cautela. Ma se Joe Biden dovesse davvero diventare Presidente degli Stati Uniti il cambio di rotta rispetto all'attuale amministrazione Trump promette di essere netto.

Prima di tutto la dottrina trumpiana “America First” verrebbe accantonata in favore di una nuova apertura verso l'esterno, con un freno ai dazi che strozzerebbero l'importazione di componentistica e auto dall'Europa, volti prevalentemente a penalizzare specialmente i brand tedeschi.

Ci sarebbe poi una nuova accelerazione per il TTIP (il tanto discusso Trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti), per favorire scambi commerciali tra Stati Uniti ed Unione Europea.

Ma al di là di un nuovo liberismo commerciale il punto nevralgico sarà l'ambiente: se infatti dal 2016 gli USA si sono tirati fuori dagli accordi di Parigi sul clima, scelta che ha attirato numerose critiche, con Biden a alla Casa Bianca ci dovrebbe essere una decisa marcia indietro, accompagnata da nuove leggi su mobilità sostenibile ed elettrificazione.

L'ex vice di Barack Obama ha infatti già dichiarato che tra i suoi primi provvedimenti ci sarà una campagna di incentivi da 7.500 dollari per l'acquisto di un'auto elettrica, assieme a un piano per installare 500.000 colonnine di ricarica in tutto il Paese.

Tesla Model Y
Colonnine ricarica UK tra McDonalds e Supermarket

Operazione che non farebbe solo la fortuna di Elon Musk e la sua Tesla, ma permetterebbe – contestualmente alla riapertura delle frontiere – anche alle Case europee di poter esportare in maniera ancora più massiccia i propri modelli a emissioni zero.

Stati Uniti a trazione elettrica dunque, a imporre limiti sulle emissioni alle Case auto (sulla falsariga di quanto sta succedendo in Europa), per abbandonare i carburanti fossili.

Trump presidente

Per Donald Trump Cina ed Europa non sono partner commerciali ma avversari che per anni hanno approfittato degli Stati Uniti, senza mai dare nulla in cambio. Con la conferma del tycoon alla Casa Bianca ci potrebbe essere dunque il definitivo via libera ai dazi doganali, magari ulteriormente inaspriti rispetto ai piani originali, per favorire l'industria interna.

Le Case europee sarebbero così costrette a investire ulteriormente nelle loro fabbriche statunitensi, come Mercedes a Vance (Alabama), BMW a Spartanburg (South Carolina) e Volkswagen a Chattanooga (Tennessee) per aumentare la produzione, così da non dover pagare tasse sulle esportazioni.

Discorso simile per quanto riguarda il passaggio alla mobilità elettrica, di certo non in cima ai pensieri di Trump, anzi. Se infatti Europa e soprattutto Cina stanno virando verso una sempre maggior elettrificazione del parco circolante, anche attraverso severe norme anti inquinamento, negli Stati Uniti i carburanti fossili sembrano non voler cedere il passo.

E se le leggi federali permetterebbero ai singoli Stati di imporre limiti propri, l'amministrazione Trump sta facendo di tutto per osteggiare tali manovre, entrando in un contenzioso con la California.

Un ritardo nella transizione da una mobilità classica a una elettrificata (ed elettrica) penalizzerebbe le Case europee, che non troverebbero negli USA terreno fertile per i loro nuovi modelli a emissioni zero.

La situazione attuale

Due strategie opposte che, in un modo o nell'altro, cambieranno il mondo dell'auto nel mercato interno e non solo. Un mercato che negli Stati Uniti ha accusato l'emergenza coronavirus, con un calo del 23,1% nel primo semestre rispetto al 2019. Un dato migliore rispetto a quanto registrato in Italia e in molti altri paesi europei, ma che non può certo far dormire sonni tranquilli.