Il 2020 è stato sicuramente un anno difficile per tutti, ma il 2021 non è esattamente come ci si attendeva. Un dato di fatto spendibile pure sul fronte dell'industria automobilistica, non solo per quanto concerne le vendite, ma pure per la componentistica necessaria alla produzione.

Vi abbiamo già raccontato della carenza di chip nel settore, ma non ancora della mancanza di schiuma necessaria per imbottire i sedili delle auto. Una condizione che sta avendo degli effetti negativi soprattutto negli Stati Uniti, colpiti non solo dalla pandemia.

Colpa del meteo

Le turbolenze politiche e le continue preoccupazioni per il covid-19, da gennaio si sono rapidamente trasformate anche in una catastrofe meteorologica, che ha colpito duramente gli Stati del sud (vedi il Texas). Una situazione che ha portato a tutta una serie di blackout prolungati in quell'area del Paese.

Una buona fetta di raffinerie di petrolio si trova proprio in quelle zone, e il petrolio non viene utilizzato solo per produrre carburante. Ma viene impiegato anche per la realizzazione di quella particolare schiuma destinata all'imbottitura dei sedili.

Secondo quanto riportato dal portale Automotive News, il fermo delle raffinerie ha portato ad una carenza nella catena di approvvigionamento, fondamentale per chi opera nella produzione proprio della schiuma di poliuretano utilizzata nei sedili delle automobili. La fonte anonima ha raccontato al sito di cui sopra, che tale situazione porterà ad una chiusura degli impianti già il prossimo 8 di marzo.

Non solo Stati Uniti

Naturalmente il petrolio viene raffinato in tutto il mondo, ma l'attuale disponibilità potrebbe comunque non soddisfare la richiesta per le necessità del mercato americano, portando comunque alla temporanea interruzione della produzione di schiuma poliuretanica.

L'articolo di Automotive News cita altre fonti nel settore automobilistico, che riportano che gli effetti maggiori si avranno nelle prossime settimane, a meno che non si trovi una soluzione alternativa.

Il problema della schiuma è solo uno dei tanti elementi che sta crepando il “castello” dell'auto, come già avviane per i chip. Dinamiche che, nel caso di un Gruppo come GM, potrebbero ridurre la produzione globale di ben 200.000 unità, a meno che la catena di approvvigionamenti non venga ristabilita.