Proposta da Pininfarina nel 1988, esplorava il futuro non soltanto nel design, con vetroresina e carbonio su meccanica Delta Integrale

Con la fusione tra PSA ed FCA, che hanno dato vita al colosso Stellantis, per il marchio Lancia, oggi rappresentato unicamente dalla piccola Ypsilon, si aprono nuove opportunità di rinascita. Ovviamente è ancora presto per sapere in che modo e attraverso quali modelli la Casa torinese potrà tornare protagonista, ma la notizia offre l'opportunità per dare nuovamente qualche sguardo al passato.

Quando si parla di Lancia, uno dei primi nomi che affiorano alla memoria è quello della Delta e in particolare la HF Integrale da rally, che vanta 46 vittorie e 6 titoli mondiali costruttori e che per lungo tempo è stata la base preferita anche per chi cercava di immaginare il futuro del marchio attraverso prototipi e concept car. Come la HIT, presentata nel 1988 al Salone di Torino.

Ricerca non soltanto stilistica

Battezzata con un nome che era in realtà una sigla e stava per "High Italian Technology", ovvero "Alta Tecnologia Italiana", era una proposta del centro stile Pininfarina con cui tutto il Gruppo Fiat collaborava strettamente. Non si trattava però unicamente di uno studio di design, ma di un prototipo funzionante che faceva luce su nuovi temi costruttivi e materiali che, almeno nelle intenzioni, Lancia avrebbe utilizzato negli anni successivi.

Pininfarina HIT

La meccanica era quella della Delta HF Integrale 8V, con motore a benzina 2.0 turbo da 188 CV a 5.300 giri e coppia massima di 304 Nm a 3.500 giri, trasmissione manuale a 5 marce e ovviamente trazione integrale. Il telaio, invece, era realizzato in un misto di in fibra di carbonio e Kevlar chiamato Nomex e visibile in molte parti interne lasciate volutamente a vista, mentre la carrozzeria impiegava vetroresina e materiale plastico.

In questo modo, la concept poteva vantare un peso ridotto dai 1.215 kg della normale Delta HF Integrale ad appena 980 kg. Gli interni erano anch'essi una proiezione avveniristica, la strumentazione voleva suggerire un passaggio al digitale ed era quindi simulata da adesivi apposti su un pannello nero, accompagnati da pulsanti che ricordavano la tastiera di un computer e da sedili in Alcantara.

Pininfarina HIT

Futuro differente

Malgrado le interessanti idee, non c'è molto di questo prototipo nell'erede della Delta, il cui sviluppo è stato influenzato  dalla decisione di abbandonare le competizioni "retrocedendola" a semplice berlina compatta senza eccessive velleità. E a ben guardare, nemmeno negli altri modelli per quando la linea affusolata e levigata del cofano si ritrovi a distanza di tempo in vetture come la K Coupé, e la tecnologia digitale sia pian piano arrivata ovunque.

Impossibile, però, non domandarsi se oggi i piani di Stellantis includano un modello destinato ad occupare nuovamente questo segmento, riprendendo il posto lasciato vuoto dalla Delta di ultima generazione, quella uscita di scena nel 2014 che, sebbene molto differente, almeno aveva assicurato un po' di continuità. Magari, anche a distanza di oltre 30 anni, la HIT potrebbe offrire ancora qualche spunto...

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