La crisi dei chip non molla il settore auto. L’improvvisa impennata della domanda dopo lo stop dovuto alla pandemia ha messo in grande difficoltà i fornitori di componenti. Nella maggior parte dei casi, come sappiamo, si parla di conduttori fondamentali (i cosiddetti MCU) utilizzati nei sensori della frenata, accelerazione e accensione dell’auto.

Il problema potrebbe durare ancora per diversi mesi e si stima che l’impatto sul settore sarà complessivamente di circa 52 miliardi di dollari.

Nel frattempo le Case provano a tirare avanti in una situazione d’emergenza: c'è chi fa uscire dalla fabbrica modelli “incompleti” e chi ferma la produzione.

Le soluzioni “fai da te”

Stellantis, General Motors, Ford, Honda, Nissan, Volvo .... e la lista potrebbe continuare ancora per molto. Ogni settimana se ne aggiungono sempre di più, a testimoniare una situazione veramente complicata. La macchina della produzione, però, non si può fermare del tutto e per questo motivo alcune Case stanno trovando alcune soluzioni temporanee.

Ford F-150, Miglior pick-up e 4x4
Ford F-150

Ad esempio, Chevrolet, dopo aver interrotto la produzione della Camaro, sta realizzando il pick-up Silverado senza l’Active Fuel Management, ovvero un dispositivo elettronico capace di ridurre i consumi dei motori ad 8 cilindri. I “rivali” di Stellantis stanno portando avanti la produzione del Dodge Ram 1500 Classic negli Stati Uniti e in Messico senza però completarlo del tutto. In pratica, i pick-up Dodge vengono messi in “stand-by” finché non torneranno disponibili i chip.

Ford ha ridotto i modelli dell’F-150, il pick-up più venduto negli Stati Uniti e non solo, e ha chiuso momentaneamente una delle sue tre linee di produzione nello stabilimento in Kentucky. Alcuni F-150 vengono invece assemblati senza funzioni base, come i tergicristalli (azionati da componenti elettriche) e determinate caratteristiche dei sistemi d’infotainment.

C’è chi, invece, come Honda ha interrotto completamente la produzione di 30.000 modelli per una settimana nei suoi stabilimenti negli Stati Uniti e in Canada.

Nuove crisi all’orizzonte

Come se non bastasse, si sta creando un nuovo “collo di bottiglia” per l’approvvigionamento dei container. Dopo la riduzione della domanda durante la pandemia, la richiesta è tornata su livelli altissimi. Ciò sta causando ritardi nella fornitura anche dei (pochi) componenti ordinati dalle Case.

A peggiorare le cose si è aggiunta la nuova crisi riguardante l’imbottitura dei sedili in poliuretano che viene prodotta in alcuni stabilimenti e raffinerie in Texas.

2021 Jaguar XF Sedili Interni
La crisi dell'imbottitura dei sedili dovrebbe riguardare, per ora, solo il mercato americano

La tempesta di gelo e neve che ha colpito gli Stati Uniti del Sud lo scorso febbraio ha causato tanti danni all’infrastruttura elettrica e ha costretto allo stop queste aziende. Per qualche settimana, le Case hanno fatto affidamento alle proprie (esigue) scorte, ma ora sembrano esserci le prime vere conseguenze.

Sempre a proposito di disastri naturali, il terremoto di Fukushima, in Giappone, lo scorso 13 febbraio ha causato danni agli stabilimenti di numerosi fornitori.

Poche conseguenze in Borsa (per ora)

Fortunatamente per le Case, al momento la crisi non sembra aver scalfito la fiducia degli investitori. Se però i continui problemi nella produzione non verranno risolti entro la prima metà dell’anno, è probabile che ci saranno delle conseguenze sul valore azionario dei brand quotati in Borsa.

In generale, sono davvero poche le Case a non aver subito in maniera importante l’impatto della crisi. Tra queste le sedi giapponesi di Toyota (ne parliamo nel nostro approfondimento), mentre l’impianto europeo di Kolin, in Repubblica Ceca, fermerà la produzione per 14 giorni dell’Aygo.