Gli oltre 193 chilometri del canale di Suez sono tornati transitabili. E la contro-odissea della giga nave portacontainer Ever Given (400 metri di lunghezza, 59 di larghezza, 224 mila tonnellate) sembra giunta alla fine.

Ma, secondo gli esperti, le conseguenze sul commercio internazionale si protrarranno per mesi. E c'è già chi ipotizza un conto salatissimo per le società di riassicurazione per effetto del blocco. Che avrebbe portato a immobilizzazioni di merci per una perdita globale di 9,6 miliardi di dollari al giorno, secondo LLoyd's List.

Quanto vale l'interscambio Ue-Asia?

Ci siamo allora chiesti quanto vale per il settore dell'automotive europeo il passaggio attraverso il canale egiziano? Impossibile stabilirlo con precisione, considerando soprattutto le componenti hardware e software per l'assemblaggio delle vetture che transitano con le enormi navi portacontainer. Una stima può invece aver ragione d'essere prendendo in esame le cifre dell'interscambio commerciale di settore tra l'Ue e i Paesi produttori dell'Asia.

Le cifre più aggiornate ce le fornisce per il 2019 l'Acea, con l'avvertenza però che non tutto l'import-export con l'Asia e con l'Oceania avviene via mare. E che i dati si riferiscono all'intero anno e, ovviamente, non ai 10-11 giorni del blocco, cioè quelli dal 23 marzo fino ai prossimi quattro giorni necessari per smaltire la fila delle oltre 370 navi in attesa, visto che nel canale ne possono transitare al massimo 97 al giorno (alcune fonti riferiscono che sarebbero più di 400 le navi in fila, 17 delle quali specializzate nel trasporto auto). 

Oltre 1,6 milioni di auto importate

Prima della grande pandemia, le importazioni di veicoli a motore (auto, veicoli commerciali leggeri, bus e trucks) con i quattro principali produttori asiatici (nell'ordine Giappone, Corea del Sud, Cina e Thailandia) era pari a circa 1,655 milioni di unità, per un controvalore di 21,7 miliardi di euro.

Export in Cina per 22,5 miliardi 

Il flusso inverso, quello dell'export, vede Asia e Oceania come le principali aree geografiche di destinazione dei prodotti europei (oltre il 34% del totale). Ad assorbire i veicoli del Vecchio continente sono soprattutto Cina, Giappone, Corea e Australia che importano in totale 1,07 milioni di auto per un controvalore di 41,2 miliardi (oltre metà dei quali, cioè 22,5, dalla sola Cina).

Il saldo è positivo per circa 19,5 miliardi a favore dell'Europa, ma trattandosi di flussi nei due sensi si può dire che il passaggio a Suez dei "car carrier" (nel 2017 era il 6% del transito totale, dopo portacontainer e trasporto Lng) riguarda un valore complessivo intorno ai 60, sommando le merci in entrate e in uscita dal canale e sottraendo un'ipotetica quota trasportata per altre vie (aereo, rotte diverse, etc.).

Quello che emerge poi è che, nonostante l'Europa importi quasi 600 mila auto più auto di quante ne esporti, il controvalore in termini di saldo è nettamente favorevole all'Ue. La spiegazione più ovvia è che le vetture asiatiche sono in genere mass market o entry level, mentre quelle europee che raggiungono le destinazioni asiatiche sono spesso premium o addirittura luxury.