La Casa tedesca lascia temporaneamente a casa oltre 18 mila dipendenti. Continua l’Annus horribilis per il mondo dell’automotive

Il Gruppo Daimler ha congedato temporaneamente 18.500 dipendenti Mercedes negli stabilimenti in Germania. Secondo Automotive News, il provvedimento, in vigore dal 23 al 30 aprile, riguarda gli impianti di Brema e Rastatt e potrebbe essere una delle conseguenze della crisi dei chip a livello globale.

Di fatto, la decisione ha causato l’interruzione della produzione di alcuni modelli importanti per il brand.

Tra le cause c’è la crisi dei chip

Lo stabilimento di Brema può contare su 12.000 dipendenti ed è la sede principale della produzione della Mercedes Classe C, il modello più venduto della Casa tedesca, della GLC e dell’elettrica EQC.

A Rastatt, invece, vengono assemblate Classe A, B e GLA. Si tratta di un duro colpo per Mercedes, colpita, come altre case, da una crisi di produzione causata da vari fattori esterni. Tra questi c'è ancora una volta il problema dei chip.

In sostanza, dopo le serrate generalizzate nel 2020 dovute alle restrizioni anti-Covid imposte dai governi, la produzione è ripartita ad un ritmo troppo elevato. Per questa ragione, le aziende produttrici dei chip non sono ancora riuscite ad aggiustare l’offerta ad una domanda aumentata rapidamente.

Il problema è reso ancora più grave dal fatto che diversi chip sono utilizzati per componenti essenziali in un’auto moderna come le centraline per l’avviamento e la gestione del motore.

I ritardi nell’approvvigionamento si sono ripercossi sulle case di tutto il mondo. Tanti brand hanno dovuto sospendere la produzione dei modelli per un certo lasso di tempo o hanno fatto uscire dalla fabbrica delle auto “incomplete”.

Come le 7 Piaghe d’Egitto

Negli Stati Uniti, il Governo ha deciso di intervenire direttamente investendo 50 miliardi di dollari nella produzione e nella ricerca di semiconduttori. Il piano del presidente Joe Biden rientra in una serie di misure per rilanciare l’economia americana con un valore totale di 2 trilioni di dollari.

In generale, nell’ultimo anno, il mondo dell’automotive sembra essere stato travolto da una versione moderna delle 7 Piaghe d’Egitto. Dopo la crisi dovuta alle vendite e ai chip, è stata la volta di un forte terremoto che ha danneggiato le sedi di alcuni fornitori in Giappone.

In seguito, si è aggiunto il problema dell’imbottitura dei sedili in poliuretano, prodotta da stabilimenti e raffinerie in Texas colpiti da una tempesta di gelo e neve lo scorso febbraio.

L’incagliamento della Ever Given nel Canale di Suez non ha migliorato le cose, bloccando il 10% del traffico marittimo mondiale (tra cui anche diversi container pieni di componenti e auto) per diversi giorni.

Infine, c’è la questione dei contagi di Covid-19 all’interno degli stabilimenti. Lo sa bene Ram, marchio di Stellantis specializzato in pick-up, che recentemente ha dovuto rallentare la produzione a causa di un focolaio di Coronavirus nell’impianto vicino a Detroit. In questo caso, è stata rilevata la positività di circa il 10% dei dipendenti, ovvero 600 persone.