Nelle prossime settimane si formerà un’alleanza tra ricercatori, produttori e Case auto per aumentare la produzione di semiconduttori

Come gli Stati Uniti, anche l’Europa scende in campo per provare a risolvere la crisi dei chip che sta rallentando la produzione di auto in tutto il mondo.

A parlare di una possibile soluzione è Thierry Breton, commissario europeo per la politica industriale e il mercato interno, intervistato dal quotidiano Les Echos

Nell’ambito della revisione strategica industriale dell’UE che sarà presentata il 5 maggio, lanceremo un’alleanza europea che riunirà gli attori della catena di produzione dei semiconduttori

L’alleanza

L’Unione Europea sta portando avanti le discussioni con le aziende di componentistica NXP, Infineon, STMicroelectronics, Bosch, Siemens e ASML e coi ricercatori di CEA-Leti in Francia, dell’istituto Fraunhofer in Germania e IMEC in Belgio e Paesi Bassi. A sostenere l'iniziativa sarebbe già 22 Stati dell’Unione.

Continuando nell’intervista, Breton sottolinea come il progetto sia aperto anche a operatori di telecomunicazioni e Case automobilistiche. L’alleanza avrebbe l’obiettivo di aumentare la produzione di semiconduttori inferiori a 2-5 nanometri entro 10 o 15 anni.

Il cosiddetto Progetto di Comune Interesse Europeo permetterebbe all’industria del Vecchio Continente di affrontare meglio la crisi attuale e di rispondere alla richiesta dei prossimi anni. Con la maggiore presenza di auto elettriche e autonome, infrastrutture connesse e tecnologie 5G e 6G, infatti, i componenti elettronici saranno sempre più richiesti.

La situazione negli USA

L'Unione Europea non è la sola a muoversi in questo senso, anche a seguito della richiesta da parte del comparto automotive di studiare un piano da decine di miliardi di dollari per accelerare lo sviluppo dei semiconduttori, attraverso l’introduzione di incentivi fiscali per le aziende che vogliono aumentare le linee di produzione dei chip.

La risposta è arrivata con un pacchetto di investimenti da 50 miliardi di dollari dedicato alla ricerca e allo sviluppo dei semiconduttori. Con questa misura, l’amministrazione Biden prova a mitigare gli effetti di una crisi che potrebbe durare per almeno altri sei mesi e portare ad 1,3 milioni di auto prodotte in meno.

Naturalmente, l’approvvigionamento dei chip non riguarda solo le auto, ma anche tutti i dispositivi medici, militari e quelli legati alle infrastrutture.