La Casa svedese non è famosa per le sportive, ma lei fa eccezione: con linea firmata Frua e motore della 120, piaceva anche al "Santo"

Alla fine degli Anni '50 Volvo desiderava darsi un’immagine un po' più dinamica: per questa ragione ha deciso di aggiungere alla sua gamma di berline e familiari anche una coupé. Un modello sportivo che però doveva in qualche modo anche mantenere l'aspetto rassicurante su cui il costruttore di Goteborg aveva costruito la sua reputazione.

Per lo studio della carrozzeria la scelta più ovvia in quegli anni era rivolgersi a uno dei tanti atelier italiani e in particolare a Torino, dove esisteva una particolare concentrazione di carrozzerie rinomate. La Casa Svedese ha bussato alla porta di Pietro Frua, che ha elaborato una linea classica ed elegante dal lungo muso e con un piccolo abitacolo piuttosto arretrato su una coda originale e coraggiosa, caratterizzata dall’adozione di due ampie e vistose pinne.

La meccanica della Amazon

Per il pianale e la meccanica della nuova P1800, questo il nome scelto, Volvo ha deciso di partire dalla 120 Amazon, confermando lo schema a motore longitudinale e trazione posteriore con assale rigido al retrotreno ma passo accorciato di 14 cm. Il motore da 1,8 litri erogava 100 CV, potenza che negli anni sarebbe salita nelle varie evoluzioni fino a 130 CV con l'aumento di cilindrata a 2 litri avvenuto nel 1969 e l'arrivo dell'iniezione.

Volvo P1800 prototipo

L'inizio in Gran Bretagna e il "ritorno a casa"

Volvo non aveva modo di produrre internamente la P1800, così nel 1961, esattamente 60 anni fa, quando il modello è stato deliberato, la realizzazione della carrozzeria compresi verniciatura e assemblaggio finale necessitava di un fornitore esterno. Non essendo disponibile la Karmann di Osnabruck, vincolata ai rapporti con Volkswagen, le suddette operazioni venivano dunque  affidate a Pressed Steel e Jensen Motors, in Gran Bretagna.

Già nel 1963, tuttavia, Volvo ha dovuto abbandonare questa filiera, che non soddisfaceva del tutto sia per problemi logistici, sia per la qualità finale dei materiali e della finitura. La Casa ha dunque scelto di riportare tutta la produzione in Svezia, cambiando con l'occasione la denominazione del modello in 1800 S.

Volvo 1800
Volvo P1800
Volvo P1800

Le evoluzioni e la shooting brake

Negli oltre dieci anni di produzione, proseguita fino al '73, si sono succedute varie versioni della 1800: alla prima P1800 di produzione britannica e alla successiva S "made in Sweden" ha fatto seguito nel 1970 la 1800 E caratterizzata dal già citato motore di 2 litri e con l'iniezione in sostituzione dei carburatori.

Nel 1972 ha poi debuttato una curiosa variante di carrozzeria, la 1800 ES: era contraddistinta da un’originale linea "shooting brake", una station wagon slanciata ma sempre con 2 porte, e da un portellone completamente in vetro. La 1800 ES ha avuto un discreto successo, tanto da essere stata l’ultima versione a uscire di produzione nel 1973 dopo 8.077 esemplari costruiti in soli 2 anni che hanno portato la "tiratura" complessiva della "1800" a 47.492 unità.

Volvo 1800 E ed ES
Volvo 1800 ES
Volvo 1800 ES

A fianco del "Santo"

A dare alla coupé svedese il suo miglior momento di popolarità è senz'altro stata l'apparizione nella serie TV britannica "The Saint", prodotta dal '62 al '69 in 6 stagioni per un totale di 118 episodi. Qui la P1800 era nientemeno che la vettura del protagonista Simon Templar, interpretato da Roger Moore che è stato anche uno dei volti cinematografici di 007.

Fotogallery: Volvo P1800 1961-1973