La Corte Costituzionale tedesca boccia la legge sul clima e le Borse perdono quota trascinate dai titoli automotive

Una sentenza di tribunale nella lontana Karlsrhue può mettere in difficoltà il sistema automotive europeo? Sì, se il tribunale in questione è la Corte Costituzionale tedesca e se la sentenza, che boccia parzialmente la legge sul clima, ha l'effetto di scombussolare (per ora nella sola seduta di oggi) le Borse europee.

Come? Attraverso una debacle non indifferente dei titoli automobilistici, con un pesante effetto di trascinamento al ribasso di tutti i listini.

Ma andiamo con ordine. Nella prima mattinata la Suprema Corte tedesca ha rispedito al mittente la legge sul clima, dando ragione alle associazioni ambientaliste e imponendo al governo federale di stabilire entro l'anno obblighi precisi per la riduzione delle emissioni di gas serra dopo il 2030. 

Debacle dei titoli auto

Le piazze azionarie, che a volte sono schizofreniche mentre in altre occasioni riescono a  traguardare orizzonti lontani, hanno subito tradotto questa decisione della Corte in un ennesimo onere imposto alle Case auto. E hanno reagito di conseguenza. A Piazza Affari, come spiega Il Sole 24 Ore Radiocor, il Ftse All Share ha terminato la giornata in calo dello 0,73%. Nel resto d'Europa, Francoforte il Dax ha perso lo 0,9% (con Continental tra i titoli peggiori del Dax 30 a -4,3%) e Amsterdam lo 0,19%, mentre Londra (-0,03%) e Parigi (-0,07%) hanno limitato i danni fermandosi appena sotto la parità. 

A Milano, Stellantis ha lasciato sul terreno il 3,81%. A Parigi le vendite hanno colpito Michelin (-2,18%), Renault (-4,19%) e Valeo (-4,27%). Il settore auto europeo ha perso complessivamente il 2,63%, mentre a Francoforte sono vistosamente arretrate le azioni Daimler (-1,97%), Bmw (-2,43%) e Volkswagen (-3,01%).

E dopo il 2030?

Ma perché la reazione è stata così marcata? Intanto, perché la sentenza della Corte Costituzionale è arrivata a sorpresa (e alle Borse le sorprese piacciono davvero poco). E poi per il contenuto stesso della pronuncia, che ha accolto un ricorso presentato da varie associazioni, tra cui il movimento Fridays For Future di Greta Thunberg. I giudizio di Karlsrhue hanno sottolineato che la legge così come è rischia di "compromettere la libertà" delle generazioni future perché sposta a dopo il 2030 gli obiettivi più rilevanti di riduzione della C02. Insomma, come a dire: serve un giro di vite ancora più severo.

Si profilerebbe quindi un possibile nuovo, duro scenario per il sistema automotive continentale, già alle prese con le tappe di avvicinamento agli obiettivi di riduzione di gas serra (taglio del 55% delle emissioni rispetto al livello del 1990 entro il 2030, come ha da poco stabilito l'Europa e la stessa Germania nella legge in questione) che comportano il rischio di multe e determinano investimenti monstre per accelerare sull'elettrico e sulla decarbonizzazione dei processi produttivi. E alle Borse tutto questo può non piacere.