Stellantis, supergruppo nato dalla fusione di FCA e PSA, ha riportato per il primo trimestre 2021  ricavi netti di 34,3 miliardi di euro, che significa un aumento del 14%.

Eppure, la crisi globale dei chip ha fatto "perdere" a Stellantis ben 190.000 veicoli (l'11% della produzione programmata), a causa della riduzione dei turni e delle chiusure temporanee alle linee produttive in 8 dei 44 stabilimenti del gruppo. E, a giudizio del direttore finanziario Richard Palmer, il secondo trimestre 2021 sarà ancora peggio, ache se ci si attende un miglioramento nel secondo semestre dell'anno.

Nella conference call con gli analisti Palmer ha sottolineato: 

"Stiamo velocemente mettendo in praticauna serie di attività per minimizzare l'impatto prodotto dalla crisi dei semiconduttori. Abbiamo una visibilità limitata di quello che può succedere, ma ci aspettiamo un miglioramento della supply chain grazie anche alle azioni per ottimizzare in termini di flessibilità la nostra linea di forniture. In ogni caso, il lancio dei nuovi prodotti procede come previsto. E vediamo che, al netto dei problemi legati ai chip, il nostro business performa molto bene".

Forse fino al 2022

Quasi tutti i marchi mondiali stanno lottando contro la carenza di chip. La crisi è nata dai produttori di semiconduttori, che durante il lockdown sono passati a produrre altri beni elettronici più redditizi, mentre il ritorno alla produzione auto più veloce del previsto non è stata seguita da una riconversione delle aziende produttrici di chip.

A detta di Stellantis, non è facile prevedere con esattezza l'evoluzione di questa crisi, ma dalle stime emerge che il secondo trimestre sarà ancora più impattato del primo, mentre solo dal secondo semestre potrebbero arrivare miglioramenti. Sta di fatto che, sempre guardando le stime del gruppo, la carenza di materiale - anche se non da causare una vera e propria crisi - potrebbe farsi sentire anche nel 2022.

In più, la carenza di semiconduttori sta avendo un impatto anche sull'inventario delle concessionarie, che alla fine di marzo segnavano 1,234 milioni di veicoli disponibili, contro i 1,256 milioni al 31 dicembre 2020.

Fra l'altro, LaPresse ha pubblicato una lettera "motivazionale" che Carlos Tavares - CEO di Stellantis - ha inviato ai suoi dipendenti:

"Siamo certamente partiti con il piede giusto. Tuttavia, abbiamo ancora molta strada da fare, mentre continuiamo a dimostrare la nostra capacità di far fronte a condizioni avverse. Tra queste, la carenza globale di semiconduttori che sta colpendo duramente l'intero settore automobilistico, causando interruzioni della produzione in tutte le regioni.

I nostri team di ingegneria, acquisti, produzione e commerciali sono mobilitati 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Ogni giorno intraprendiamo azioni decisive per ridurre al minimo l'impatto negativo su volumi di produzione e risultati."

Perdite compensate dai ricavi

Come già detto poco sopra, la perdita di 190.000 veicoli prodotti per la carenza di semiconduttori è compensata da ricavi netti di 34,3 miliardi di euro, o 37 miliardi di euro pro-forma (+14%), oltre a un numero di consegne pari a 1,567 milioni di unità, ovvero l'11% in più di quanto conseguito da FCA e PSA nel pari periodo 2020. 

La crescita dei volumi è alla base dei guadagni positivi, come spiega Richard Palmer, direttore finanziario di Stellantis:

"Stellantis ha riportato grandi ricavi, con una crescita dei volumi trainata da un portafoglio di marchi molto allargato e diversificato, capace di creare il giusto mix di prodotto. Questo ha permesso di compensare le difficoltà dovute alla carenza di semiconduttori a livello globale."