Il lato più oscuro di Internet può far aumentare i prezzi della benzina in Europa? Il rischio c'è, ma sembra piuttosto remoto e probabilmente è meglio usare il condizionale. Molto dipenderà da come andranno le cose nelle prossime ore.

Rubinetti chiusi

Ma procediamo con ordine: un gruppo di hacker "cattivi" (cracker in gergo), forse localizzato nei Paesi dell'ex Urss e chiamato DarkSide (letteralmente "il lato oscuro"), ha paralizzato da venerdì scorso la pipeline Colonial, cioé il principale oleodotto statunitense.

Attraverso un malware denominato ransomware (il software del riscatto in inglese) i pirati informatici hanno messo in ginocchio un giga-oleodotto da più 2,5 milioni di barili al giorno tra benzina, gasolio e altri derivati del petrolio, lungo 9 mila chilometri, che copre quasi la metà del fabbisogno energetico della East Cost, compresa New York. 

Le autorità Usa e la stessa amministrazione Biden sono immediatamente corse ai ripari e la società che gestisce Colonial si è detta oggi fiduciosa di ripristinare la normalità entro la fine della settimana, nonostante il riscatto chiesto da DarkSide (non è al momento nota la cifra) per togliere il blocco informatico e non divulgare i dati sottratti al sistema.

Intanto però, i rubinetti continuano a essere chiusi e, nonostante il prezzo dei future sul Wti, cioè il petrolio "americano", resti sostanzialmente stabile o in leggera flessione (anche se dall'anno scorso è salito da 25 fino a 64-65 dollari al barile), il prezzo della benzina negli Usa è in aumento.

Galloni in mostra

L'American Automobile Association rileva che in settimana la benzina è rincarata in media di 6 centesimi al gallone, toccando quota 2,96 dollari, il livello più alto dal maggio 2018 e vicino al record negativo del 2014.

E qui potrebbero entrare in ballo le ripercussione per i prezzi al pubblico in Europa. Come? Qualora il livello dei prezzi statunitensi salisse fino al punto di rendere conveniente approvvigionarsi sulla costa Est dalle petroliere che normalmente fanno rotta per l'Europa, anche i prodotti petroliferi venduti nel Vecchio continente potrebbero subire un rincaro perchè ci sarebbe minore offerta a fronte di un prevedibile aumento della domanda.

Addio diesel e benzina

Un'ipotesi questa, come spiega oggi Sissi Bellomo sul Sole 24 Ore, che è plausibile ma improbabile, anche per effetto di una serie di normative a stelle e strisce. A meno che il blocco dell'oleodotto si protragga oltre il previsto, con ripercussioni non solo sui prezzi al dettaglio, ma anche sulle quotazioni internazionali con effetti sull'economia e sull'inflazione.

Materie per prime

I timori di inflazione a livello globale e, in termini settoriali, di aumento dei costi per l'intero settore automotive derivano anche dalla corsa dei prezzi delle materie prime. Il come e il perché ce lo spiega Riccardo Ciriaco sul nostro sito gemello InsideEVs sottolineando che  prezzi di tutte le materie prime, comprese per esempio quelle agricole, stanno andando incontro a un aumento.

Per quanto riguarda i minerali, quello del ferro ha messo a segno progressi anche del 10% in un giorno. Acciaio e stagno hanno raggiunto i livelli massimi e lo stesso rame ha registrato un +30% da inizio anno.

Perché? La ripresa economica post-Covid potrebbe essere più veloce del previsto e le imprese si sono trovate con poche scorte a disposizione. Questo ha portato a una crescita della domanda e una carenza dell’offerta, il tutto accompagnata naturalmente da un surriscaldamento delle quotazioni.

Lo spetto dell’inflazione è tornato così ad aleggiare in tutto il mondo. Ora, Goldman Sachs è sicura: questa combinazione di fattori porterà a un “superciclo” delle materie prime, in cui i prezzi resteranno molto alti.