Quasi il 60% del parco circolante italiano è ultradecennale. E le auto con oltre 20 anni sono il doppio rispetto al 2010.

Oggi, 5 giugno, è la giornata mondiale dell'Ambiente. E, come è giusto che sia, si fa un gran parlare di transizione ecologica, mobilità sostenibile, fonti rinnovabili, cura del ferro, elettrificazione, idrogeno e tante altre imprescindibili opportunità per il futuro. 

Pochi, pochissimi, però guardano in modo pragamatico alla realtà dei fatti. I meno interessati poi sembrano proprio i decision maker, che spesso e volentieri dimenticano la parola automobile, come se fosse sufficiente spingere sull'elettrificazione per risolvere tutti i problemi dell'ambiente e aderire agli standard europei per abbattere le sostanze inquinanti e climalteranti.

Automobile-Matusalemme

Basterebbe invece fare qualche addizione e un filo di calcoli percentuali per rendersi conto di quale è la situazione complessiva delle autovetture che circolano sulle strade italiane, con i relativi problemi di obsolescenza e, quindi, di minaccia per l'ambiente (e la sicurezza). Ecco i numeri:

  • A fine 2020 le macchine con più di 10 anni sono 23.247.531, cioè il 58,53% del totale, che è pari a 39.717.874 unità. Nel 2010 erano il 39,4% del circolante complessivo.
  • Le auto con oltre 20 anni sono 7.587.508, cioè il 19,1% del totale e, soprattutto, sono il doppio rispetto al 2010 (3.844.163).
  • Le auto che hanno tra 15 e 20 anni sono 6.401.650, pari al 16,1% del totale (erano l'8,2% nel 2010).
  • Il 23,3%, cioè 9.258.373, è rappresentato da autovetture che hanno tra 10 e 15 anni (fonte: elaborazioni Motor1.com su Annuario statistico Aci).

Si potrebbe discutere per ore sul perché si sia arrivati a questa situazione in soli 11 anni. Occorrerebbe ricordare la perdita del potere d'acquisto, la flessione del reddito disponibile, l'aumento della propensione al risparmio in periodi di crisi, il dormiveglia dello stesso settore automotive fino alla doccia gelata del Dieselgate. Questo e tanto altro ancora.

Ringiovanire le lamiere

Ma la prospettiva che interessa a tutti riguarda il futuro. E, in particolare, la domanda a cui è praticamente impossibile rispondere, vista l'incognita della velocità di sostituzione delle autovetture: quanti anni serviranno per svecchiare realmente il parco auto più obsoleto d'Europa? 

Perché è intuitivo che più un'auto ha una lunga anzianità di servizio e meno è rispettosa dell'ambiente e dei più normali canoni di sicurezza. Tra la varie soluzioni possibili, la migliore consisterebbe in un piano strategico di lungo periodo che individui la tempistica e metta a disposizione risorse economiche di rilievo.

Quella più praticabile sembrerebbe essere di compromesso: invece di puntare solo e soltanto sull'elettrificazione, favoriamo anche le auto nuove con il motore endotermico, meno inquinanti e climalteranti, in modo da accelerare lo svecchiamento del parco pure attraverso lo scambio usato "vetusto" con usato "fresco".

Incentivi senza sostegni

Come, però? Con incentivi anche per la fascia 61-135 g/Km. Incentivi che ci sono stati. Però sono finiti presto e ora il mondo dell'auto sta tornando a chiederli con insistenza (è di pochi giorni fa la posizione di Anfia, Federauto e Unrae in un'audizione alla commissione Bilancio della Camera sul Dl Sostegni bis che finora ha ignorato totalmente l'argomento).

Nell'attesa, le cose si stanno muovendo sul fonte delle vendite: nei primi cinque mesi del 2021, come riporta il direttore generale di Unrae, Andrea Cardinali, le quote di auto ibride (HEV), plug-in (PHEV) ed elettriche (BEV) hanno toccato rispettivamente il 27,4%, il 4,2% e il 3,1%, per un 35% circa complessivo, pari al doppio del 12,9% del 2020 e a sei volte il 5,7% del 2019.

In più, sottolinea sempre Cardinali, la campagna di rottamazione dei mesi scorsi, sostenuta dagli incentivi governativi per la fascia di emissioni 61-135 g/Km, ha permesso di rottamare in 3,5 mesi circa 186.000 vetture obsolete, risparmiando all’ambiente 115.000 tonnellate di CO2 l’anno.

Resta però il fatto, rileva ancora il direttore generale dell'Unrae, che "il modo migliore per celebrare la giornata mondiale dell'Ambiente è quello di favorire il ricambio del parco auto circolante, che in Italia è fra i più vetusti e inquinanti d’Europa". L’assenza di misure per l’automotive nel Piano nazionale di ripresa e resilienza "non è l’augurio più sincero a favore dell’ambiente".

Sarebbe una battuta piuttosto banale dire che il processo di ricambio ha senza dubbio bisogno di una scossa. Motor1.com, per esempio, sostiene la transizione verso l'elettrico al punto di aver dato vita a InsideEVS, ma noi tutti siamo consapevoli che per tante ragioni, a partire da quelle economiche, servirà un necessario periodo di "interregno" prima della definitiva affermazione delle auto a batteria.

Una forte accelerazione è però quello che dobbiamo per forza augurarci. Un ultimo dato forse aiuta ancora meglio: nel 2020, l'anno devastato dalla pandemia, in Italia sono state vendute 1,381 milioni di autovetture, tutte nuovissime, in linea con gli standard più recenti, molte delle quali elettrificate. Eppure, le auto in circolazione con più di 10 anni sono cresciute di oltre un punto percentuale: erano il 57,1% nel 2019, sono il 58,5% a fine 2020.