Lo scandalo dieselgate, nato nel 2015 negli USA per via di alcuni motori TDI Volkswagen in grado di "ingannare" i test di omologazione delle emissioni, ha ora una coda inaspettata in Francia.

Il Tribunale Giudiziario di Parigi ha infatti avviato tra il 2016 e il 2017 un'inchiesta su diverse Case automobilistiche e le emissioni delle loro auto diesel prodotte fin dal 2009. L'accusa rivolta per ora a Peugeot, Renault e Volkswagen è quella di frode ai consumatori francesi per i livelli di emissioni allo scarico.

Peugeot, multa da 10 milioni di euro (+30)

L'ultimo marchio in ordine di tempo (il 9 giugno 2021) a finire nell'inchiesta penale dal tribunale di Parigi, che si occupa tre le altre cose anche di frodi e corruzione, è Automobiles Peugeot S.A., ora facente parte del neonato gruppo Stellantis. Lo stato di messa "en examen" è dovuto ad un'imputazione di frode ai consumatori per la vendita in Francia di veicoli diesel Euro 5 tra il 2009 e il 2015.

Come avviene spesso in questo tipo di inchieste d'oltralpe, Peugeot dovrà pagare una cauzione di 10 milioni di euro al governo francese (8 milioni per il potenziale pagamento danni e sanzioni e 2 milioni a garanzia la rappresentanza della società in tribunale). Oltre a questo Peugeot dovrà fornire una garanzia bancaria di 30 milioni di euro dedicata al potenziale risarcimento di danni.

Citroen, multa da 8 milioni di euro (+25)

La stessa accusa di frode è stata appena mossa dalle autorità francesi anche ad Automobiles Citroën S.A., altra azienda francese confluita in Stellantis.

Citroen è obbligata a pagare 8 milioni di euro e a fornire una fideiussione di 25 milioni di euro a copertura di eventuali danni. Pure Citroen sta preparando la sua difesa di fronte al tribunale di Parigi.

Possibile coinvolgimento anche di Fiat

In una nota diffusa alcune ore fa il gruppo Stellantis, capofila del brand Peugeot, annuncia il coinvolgimento nella stessa inchiesta anche di FCA Italy S.p.A che dovrà comparire davanti al Tribunale Giudiziario di Parigi nel mese luglio.

Nello stesso comunicato, Stellantis dichiara:

"Questa fase formale dell'inchiesta consentirà alle parti indagate di avere pieno accesso al fascicolo dell’indagine e darà loro l'opportunità di difendersi da accuse che non sono ancora state valutate in contraddittorio."

Aggiungendo che

"Le società interessate sono fermamente convinte che i propri sistemi di controllo delle emissioni soddisfacessero tutti i requisiti applicabili nei periodi in questione e continuino a farlo tuttora ed attendono di poterne dare dimostrazione.

Il gruppo Stellantis, costituito nel gennaio 2021, in continuità con le politiche dei suoi predecessori coopererà pienamente con la giustizia per risolvere rapidamente la questione."

Renault, multa da 20 milioni di euro (+60)

Prima di Peugeot era stata la diretta rivale Renault ad essere messa formalmente sotto accusa (l'8 giugno 2021) dallo stesso Tribunale Giudiziario di Parigi, nell'ambito delle indagini aperte il 12 gennaio 2017.

Anche in questo caso la frode ai consumatori consisterebbe nei livelli di emissioni allo scarico delle vecchie auto diesel, superiori nell'uso reale su strada rispetto a quelli delle omologazioni.

Per questo Renault dovrà pagare al Tribunale una cauzione di 20 milioni di euro (18 milioni per il potenziale pagamento di danni e sanzioni) e dovrà fornire una garanzia fideiussoria di 60 milioni di euro per eventuale risarcimento danni.

In un comunicato ufficiale Renault nega ogni accusa e si dichiara innocente in questi termini:

"I veicoli Renault non sono dotati di alcun software illegale per i dispositivi di controllo delle emissioni e sono da sempre in regola con i regolamenti francesi ed europei. Ogni veicolo Renault è stato smpre omologato secondo le normative vigenti."

Volkswagen, multa da 10 milioni di euro (+60)

Ad aprire questo nuovo capitolo francese dello scandalo "dieselgate" è stato lo scorso 6 maggio il gruppo Volkswagen, anche se l'indagine per frode del Tribunale Giudiziario di Parigi è stata annunciata pochi giorni fa.

Il colosso tedesco dell'auto dovrà versare una cauzione di 10 milioni di euro e fornire al contempo una garanzia bancaria di 60 milioni di euro, sempre per un eventuale risarcimento danni.

Al momento l'unico commento del Gruppo Volkswagen, riportato anche da Automotive News Europe, è che si tratta di una sorta di riapertura dei procedimenti giudiziari già chiusi in Germania nel 2018 e di fronte alla Corte di giustizia dell'Unione europea nel 2020. Una seconda sentenza basata sulla stessa accusa di frode dovrebbe quindi essere vietata, dice Volkswagen.