Si pensava che la situazione pandemica, unita alle preoccupazioni per l'ambiente e la salute e il mutare delle abitudini dei lavoratori avrebbero finito per favorire le nuove forme di mobilità, come il noleggio e il car sharing, ma a quanto pare è accaduto il contrario.

E' questo che emerge dal 20esimo Rapporto di ANIASA, l'associazione delle società di noleggio da poco ribattezzatasi, pur conservando la sigla "Associazione Nazionale dell'Industria dell'Autonoleggio, della Sharing mobility e dell'Automotive digital" proprio per assecondare le trasformazioni nel settore del trasporto privato.

Effetto inverso

Come ha sottolineato nel suo intervento Massimiliano Archiapatti, presidente dell'associazione nonché AD e Direttore Generale di Hertz Italia, la pandemia ha rallentato la diffusione della mobilità a noleggio e dello sharing, in parte per effetto della crisi economica, in parte per via dell’ampio ricorso al telelavoro e all'arresto delle attività turistiche, dimezzando di fatto i noleggi.

In un clima così sfavorevole soltanto il lungo termine è riuscito a mantenere una stabilità, grazie al prolungamento dei contratti in essere e alla contestuale riduzione delle nuove immatricolazioni anche se il parco complessivo si è mantenuto al di sopra del milione di veicoli con buone prospettive di tornare a salire con la riapertura. 

Rinnovare con... l'usato

Anche ANIASA unisce la sua voce a quella di UNRAE e delle altre associazioni della filiera automotive che richiedono misure di sostegno più strutturate e prolungate per favorire un rinnovo del parco circolante ancora stentato e non contemplato in modo apprezzabile dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Secondo l'associazione, la frequenza con cui si rinnovano i parchi noleggio può contribuire a immettere sul mercato dell'usato veicoli usati recenti, Euro 6 o elettrici e ibridi, migliorando l'impatto ambientale e la sicurezza media del circolante nazionale che ad oggi conta ancora 11 milioni di veicoli con oltre 15 anni di anzianità.

Torna dunque a farsi sentire la proposta di incentivare l'acquisto di veicoli usati recenti con un ecobonus che abbracci anche gli Euro 6, oltre alle vetture elettrificate, non soltanto di nuova immatricolazione, contestualmente alla rottamazione di vecchi Euro 0, 1, 2, 3 e 4.

La situazione 2020

Dopo la crescita registrata dal 2014 in avanti e il raggiungimento di una quota del 25% delle immatricolazioni complessive, nel 2020 lo stop forzato iniziato a fine febbraio ha fatto crollare a 355.000 unità i volumi rispetto alle 520.000 del 2019, con una perdita del 32% e stroncato le formule più recenti e promettenti come il noleggio a breve termine e il car sharing, entrambe compromesse dall'arresto dei flussi turistici sia interni al Paese (un po' ripresi nel periodo estivo ma non abbastanza da recuperare i forti passivi) sia, soprattutto, provenienti dall'estero

Anche l'aumento delle attività di e-commerce, che hanno rappresentato una parziale boccata d'ossigeno per il noleggio sebbene limitato al settore dei veicoli commerciali, non ha potuto ammortizzare più di tanto le perdite che a conti fatti ammontano a un -60% nel volume dei noleggi rispetto al 2019 e a un -52% di fatturato complessivo. Ad oggi, gli operatori prevedono di non tornare ai livelli pre-Covid prima del 2023.

Ancor più penalizzato lo sharing, che attraversava ancora una fase pionieristica e che ha sofferto, oltre al blocco del turismo, anche lo smart working, la cui adozione potrebbe avere effetti molto più a lungo temine visto che molte aziende hanno deciso di adottarlo almeno parzialmente in modo definitivo. Nel 2020 i noleggi sono più che dimezzati ,scendendo da 13 milioni a circa a 6, e la flotta dei veicoli si è ridotta di circa il 27%.

Come accennato in apertura, soltanto il lungo termine, strutturato su piani pluriennali, è riuscito a reggere l'impatto chiudendo addirittura con un incremento del 2% che fa comprendere quanto in crescita fosse il settore e quale avrebbe potuto essere il risultato in condizioni normali. Un'evidenza testimoniata dall'ampliamento della flotta, salita a 933.000 veicoli. L'effetto negativo è però arrivato anche qui sulle immatricolazioni, scese del 25%, in parte per effetto del prolungamento dei contratti in essere per recuperare i mesi di stop forzato. 

Il 2021 e la crisi dei chip

All'analisi del 2020 si unisce quella dei dati del primo trimestre dell'anno in corso, che mostra segnali incoraggianti da una parte e allarmanti dall'altra: la situazione nei tre principali settori si mantiene infatti allineata al 2020, dunque senza ulteriori crolli nonostante l'anno sia iniziato con nuovi stop alla circolazione: dunque, il breve termine registra rispetto ancora al 2019 un -60% nei noleggi e un -67% nelle immatricolazioni, mentre la flotta del lungo termine è ancora cresciuta (+7%) perdendo appena l'1% nelle nove immatricolazioni. Ancora già del 50% , invece, il car sharing.

Quanto al fenomeno della crisi dei chip che ha colpito l'industria automotive, il noleggio ne paga lo scotto soprattutto nel settore del breve termine, dove la sostituzione del parco è più repentina ma si trova oggi frenata dalle difficoltà di inserimento di nuove vetture nelle flotte. in vista del periodo vacanziero in cui, peraltro, ci si aspetta una nuova crescita di richieste in parte già verificatasi.

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