Sono nato nel 1961, l’anno in cui è morta la 1000 Miglia di velocità.

Per la verità, l’ultima corsa vera è del 1957, l’anno della tragedia di Guidizzolo, con 11 morti sull’asfalto. Poi, qualche tentativo parziale di tenerla in vita fino allo stop di 60 anni fa. E dal 1977 la rinascita, come gara di regolarità per quella Enzo Ferrari definiva la “corsa più bella del mondo”.

Non so se sia veramente così. Non ho nessun titolo per confutare una qualsiasi affermazione del Drake. Però è sicuramente l'esperienza su quattro ruote più coinvolgente alla quale abbia mai assistito.

Sì, assistito. Perché da Brescia a Roma non ho partecipato alla gara, l’ho seguita con equipaggi media della Mercedes, guidando la AMG GLC 63S Coupé e la AMG GLE 63S Coupé, due SUV allo stato dell’arte per potenza, prestazioni, comfort e soluzioni tecnologiche. Come a dire: il futuro che segue il passato, perché è da lì che tutti noi troviamo la chiave del progresso.

Mercedes 300 SL
Il presidente e ceo di Mercedes-Benza Italia, Radek Jelinek, con Nicola Porro sulla Mercedes 300 SL

Se il futuro insegue il passato

Non a caso, la frase simbolo del passaggio tra Medio Evo e Rinascimento suona più o meno così: “siamo come nani sulle spalle di giganti”.

E io mi sono davvero sentito microscopico quando, tra la realtà aumentata dell’infotainment, le mille diavolerie elettroniche e i più avanzati sistemi di sicurezza della Mercedes-AMG GLC e della Mercedes-AMG GLE, ho ripensato alla 1000 Miglia del 1955, quella vinta da Stirling Moss sulla Mercedes-Benz 300 SLR a 157,65 km/h di media. Un record mai più battuto e al limite dell’inconcepibile.

L'epopea della 300 SLR

Fissate a mente quelle tre cifre più due decimali e focalizzatevi poi sul concetto di velocità media: siamo nel 1955, la motorizzazione di massa è agli albori, debutta la Fiat 600, mentre la 500 arriverà due anni più tardi, l’Autostrada del Sole viene inaugurata nel 1964, le strade sono malconce, polverose, attraversate da passaggi a livello, carretti, animali da cortile.

Stirling Moss Mille miglia
Stirling Moss alla guida della Mercedes-Benz 300 SLR

Pare che questa apparente follia abbia anche segnato la nascita del co-pilota navigatore, visto il fascicolone di quattro metri che il compagno di Moss, cioè il giornalista Denis Jenkinson, srotolava via via descrivendo il percorso che aveva già visionato.

Vero o falso che sia, l’impresa della 300 SLR numero 722 (anche quest’anno presente ma non in gara alla 1000 Miglia) stupisce ancora di più perché al secondo posto, dopo oltre mezzora, arrivò un certo Juan Manuel Fangio, guidando la stessa macchina.

Tecnologia totale

La Mercedes-Benz 300 SLR del 1955 aveva 310 cavalli, la Mercedes-AMG GLE Coupé che guido comodamente ne sviluppa praticamente il doppio, 612. Moss e Fangio avevano a disposizione un motore 8 cilindri da 3.0 litri.

I clienti della Stella con i SUV in versione AMG possono contare un 4.0 V8 biturbo con i due compressori all’interno della bancata (la GLC AMG 63s ha 510 CV), sulle sospensioni pneumatiche, sul sistema EQ Boost alternatore-starter, sulle barre antirollio a 48 volt, la trazione integrale intelligente, fino a sette programmi di marcia, su un cambio a 9 velocità che pare fatto di velluto, su interni da maraja, il sound Burmester e sul famoso Mbux (che però sulle stradine provinciali italiane fa spesso cilecca).

GLE2
Mercedes-AMG GLE 63S Coupé

Tanta roba, con un mix di potenza, precisione e comfort pressoché totale. E che ti fa quasi sentire in colpa quando affianchi o superi una vettura d’epoca in gara, traballante su sospensioni anteguerra e che magari arranca su qualche salitella.

Ma mi piace pensare che senza la Mercedes-Benz SLR di 66 anni fa e senza tante altre nonne, cugine e sorelle non sarei arrivato a guidare quest’ennesimo prodigio di Affalterbach. D’altronde, il motto ufficiale della 1000 Miglia non è forse: crossing the future?

Fotogallery: 1000 Miglia 2021