Continuano gli strascichi del caso Tesla-Cina, scoppiato a marzo quando le autorità di Pechino hanno bandito le auto elettriche di Elon Musk da tutte le basi militari locali, con l’accusa di poter rilevare informazioni top secret attraverso le telecamere di sicurezza.

Stando all’agenzia di stampa Reuters, il Dragone intende lanciare ora delle nuove misure per regolare i dati che partono dai veicoli e superano i confini nazionali, arrivando all’estero. La decisione è stata presa dal ministero dell’Industria e dell’Informazione tecnologica (MIIT) all’ombra della Grande Muraglia.

Più controllo

Pochissimi dettagli sono stati forniti dal Governo cinese. Per ora, si sa solo che i regolatori miglioreranno il controllo dei dati nei veicoli e incoraggeranno le società di telecomunicazioni a investire di più nelle tecnologie di sicurezza informatica.

La mossa arriva a distanza di poco tempo dai lavori per approvare una nuova legge sulla privacy. Tra le altre previsioni del testo, ci sono quelle che impongono alle Case di chiedere l’autorizzazione per esportare le informazioni e aggiornare i sistemi di bordo, oltre che obbligarle a conservare i dati in loco.

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Gli interni di una Tesla Model S

Circondati dalla tecnologia

La preoccupazione dichiarata dalla Cina è che le aziende private possano raccogliere informazioni pericolose per la sicurezza nazionale o la riservatezza delle persone attraverso le nuove tecnologie, ormai diventate parte integrante delle nostre auto, sempre più intelligenti.

Le rassicurazioni arrivate da Tesla nei mesi scorsi non sono quindi bastate per gettare acqua sul fuoco: la Casa di Palo Alto aveva garantito, attraverso il responsabile locale Tao Lin, che avrebbe “rispettato le leggi e i regolamenti cinesi”.

Anche Elon Musk aveva provato a fare da pompiere: “Se usassimo le informazioni delle nostre auto per spiare, verremmo chiusi”, aveva dichiarato il ceo. Ma le autorità di Pechino hanno deciso di andare fino in fondo.