“La transizione ambientale non è soltanto rose e fiori”. Non è la prima volta che sentiamo pronunciare frasi simili da esponenti importanti del Governo. Ma quando queste parole escono dalla bocca dal ministro dello Sviluppo economico hanno ancora più peso.

Giorgetti è intervenuto oggi durante l’assemblea della Cna (Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa), dove ha lanciato l’allarme per l’ennesima volta: con l’auto elettrica a suo avviso si rischiano tanti posti di lavoro.

Occupazione dimezzata

Andare verso l’elettrificazione “ha sicuramente una conseguenza, già stimata e precisata: oltre la metà della manodopera che attualmente lavora nella filiera dell’automotive, nel motore a combustione, non lavorerà più in quel settore”, ha avvisato Giorgetti. “Non vorrei arrivare a vedere ecologisti schierarsi contro gli operai”.

Cosa fare per evitare questo scenario? Risponde lo stesso ministro: “Si deve avere grande accortezza politica”, ma soprattutto fare “formazione continua”. L’invito è a “cambiare anche il tipo di cultura con cui affrontiamo questi temi”.

La nuova stazione a ricarica rapida Volvo di Milano Porta Nuova

Un’affermazione che trova d’accordo l’assemblea, in cui è stato detto che “non esiste più il posto a tempo indeterminato, fisso, esattamente in un luogo per fare quel tipo di lavoro” ma “esisteranno lavori che, in qualche modo, devono anche seguire le trasformazioni in corso”.

I precedenti

Le frasi di Giorgetti fanno seguito e quelle pronunciate durante il Question Time del 24 novembre, quando il titolare del Mise ha affermato che chiederà alla Commissione europea di rivedere la decisione sullo stop alle vendite di benzina e diesel dal 2035, per tenere conto “delle esigenze dell’industria automobilistica italiana e degli aspetti sociali ad essa legate”.

Ma il ministro aveva parlato ancora prima, sulle pagine del Corriere della Sera, spiegando il “no” dell’Italia al patto per le auto della Cop26: “Dobbiamo affrontare la transizione ecologica con un approccio tecnologicamente neutrale”, aveva sostenuto, aggiungendo che “decarbonizzare non può diventare sinonimo di elettrico”.

Secondo Giorgetti, “non possiamo bocciare altre strade in modo pregiudiziale”, ma “proseguire ricerca e sviluppo su altri combustibili non fossili, sui quali le nostre imprese stanno facendo investimenti importanti”.