Il principio dovrebbe essere semplice, anzi, quasi elementare: se i "ricchi", ossia i marchi di prestigio, spingono sempre di più verso materie prime sostenibili e riciclate, perché non dovrebbero avere la stessa esigenza anche i costruttori di prodotti più attenti al prezzo?

La risposta è che, oggi come oggi, "ecologico" non sempre vuol dire "economico": produrre componenti ricavati da materie prime non canoniche, per cui magari l'industria specifica sta appena iniziando a svilupparsi, può significare almeno all'inizio sostenere costi paradossalmente maggiori rispetto alle filiere consolidate. Ma le cose stanno per cambiare.

L'ecologia farà tendenza

La spinta alla sostenibilità sta pian piano sdoganando i nuovi materiali e superando l'antica avversione del pubblico premium per il non-nuovo. Al contrario, l'ecologia sta diventando un valore aggiunto che secondo molti costruttori auto finirà per nobilitare i nuovi prodotti anche di fascia alta.

Per fare un esempio, Henrik Fisker, designer e patron dell'omonima startup, nel presentare il SUV elettrico Ocean ha sottolineato proprio questo aspetto, affermando che "i clienti californiani saranno motivati sapendo che la plastica ricavata da bottiglie usata per i rivestimenti del SUV contribuisce a tenere pulito il mare della laguna di Venezia e dei luoghi eleganti che essi amano frequentare".

Dacia Manifesto, l'evento a Parigi

Materiali "personalizzati"

Ma al di là di questo, contribuire al benessere ambientale è un principio che tutti i costruttori vorranno far proprio e legare alla propria immagine. Lo conferma Dacia, che, nel presentare il suo orientamento futuro e l'obiettivo di diventare "il marchio dell'essenziale" per eccellenza, ha ammesso di guardare con particolare interesse le nuove materie prime

Oltre all'attenzione ad eliminare tutto il superfluo senza dare ai prodotti un aspetto troppo spartano, risparmiando peso e quindi favorendo l'efficienza, l'imperativo è ampliare il ricorso ai materiali green. Già oggi, il 12% della plastica utilizzata sul best-seller Duster proviene dal riciclo e, stando alla Casa, è una percentuale superiore alla media dei veicoli nuovi presenti sul mercato europeo.

Foto - Dacia Duster TCe 150 EDC 2WD (2022), la prova

Per la prossima generazione di Duster, il target è arrivare a portare questa quota al 20% allargando l'impiego della plastica riciclata anche a componenti dell'arredamento interno ed esterno, grazie allo sviluppo che consente di dare a queste parti un aspetto e una finitura che non e tradiscono l'origine.

In Casa Dacia questa nuova plastica è stata battezzata "Starkle" e promette caratteristiche estetiche e robustezza paragonabili a quelle della plastica di nuova produzione con un vantaggio ulteriore, quello dei costi.

L'utilizzo di materie di recupero, che possono provenire anche da componenti di automobili stesse, oltre che da imballaggi e oggetti di uso comune, consente all'industria di affrancarsi gradualmente dal petrolio, componente base della plastica industriale e dalle sue oscillazioni dovute a eventi sociopolitici.

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Dacia Manifesto,concept

Risparmio, ma anche equilibrio

Lo stesso obiettivo, anche se argomentato in modo un po' differente, è perseguito anche da Citroen, sempre più calata nel ruolo di marchio di accesso all'universo Stellantis. Nel presentare il concept Oli ha illustrato una strategia - basata su una ricerca dell'essenzialità, leggerezza e giusto dimensionamento (anche delle batterie) - non lontana come principio a quella che muove Dacia.

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Citroen Oli

Anche qui, l'uso di materiali riciclati, dalla plastica di origine vegetale ad altre, come il cartone pressato, consente di creare un equilibrio di costi e impatto ambientale a cui la creatività e il design provvedono a dare un aspetto originale e non "povero" nel senso ormai più obsoleto del termine.

Fotogallery: Foto - La presentazione della Dacia Manifesto