La Tigra più folle di sempre aveva un V6 da 211 CV
Opel realizzò un solo esemplare della Tigra V6: motore centrale, trazione posteriore e 245 km/h per un progetto mai prodotto
A metà degli anni Novanta la Opel Tigra si è imposta come una delle coupé compatte più popolari sul mercato. Realizzata sulla base della Corsa, conquistò il pubblico grazie a un design tondo e riconoscibile - abbinato a dimensioni contenute - e reso celebre anche dallo spot con la campionessa di nuoto Franziska van Almsick .
Il top di gamma era rappresentato dal 1.6 16V da 106 CV, una potenza che segnava il limite massimo per il modello di serie, destinato a non andare oltre. All'insaputa di tutti, però, gli ingegneri di Russelsheim stavano lavorando a qualcosa di decisamente più estremo.
Nel 1996 un piccolo team guidato da Fritz Indra, all'epoca responsabile dello sviluppo motori Opel, diede vita a un esemplare unico, capace di stravolgere del tutto la natura sobria del modello di partenza: la Opel Tigra V6. Un prototipo fuori dagli schemi, nato come laboratorio itinerante per mostrare al mondo la straordinaria compattezza di un nuovo propulsore a sei cilindri.
Il sei cilindri dell’Omega
Al posto del classico quattro cilindri anteriore, nel cuore di questo esemplare unico batte un grintoso V6 installato in posizione centrale-posteriore. Si tratta del 3.0 24V da 2.962 cc capace di erogare 211 CV (155 kW) - un’unità ben nota agli appassionati del "fulmine", visto che spingeva la Omega B nella sua variante di punta MV6.
Con una coppia massima di 270 Nm scaricata sulla trazione rigorosamente posteriore, il V6 proietta la leggera coupé fino a 245 km/h di velocità massima. Per posizionare il motore trasversalmente subito dietro i sedili anteriori, gli ingegneri hanno dovuto compiere un vero miracolo di packaging; il tutto abbinato a un cambio manuale a sei rapporti che trasforma radicalmente il carattere e la dinamica di guida rispetto alla Tigra di serie.
Per scaricare a terra la potenza, i tecnici sono intervenuti con modifiche strutturali profonde. Se l'avantreno deriva in gran parte da quello della Tigra di serie, il retrotreno adotta un'architettura completamente rivista: gli ingegneri hanno infatti trapiantato l'avantreno di una Vectra B ruotandolo di 180 gradi.
Lo spostamento del propulsore al centro dell'abitacolo ha poi liberato il vano anteriore, dove è stato collocato il serbatoio del carburante. Una soluzione decisamente critica sul fronte della sicurezza, che ha rappresentato uno dei principali ostacoli alla produzione in serie.
Linee più muscolose
Anche dal punto di vista estetico, l’esemplare unico mette in mostra la sua verve da sportiva pura. I passaruota estremamente allargati, gli spoiler dal disegno aggressivo e le vistose prese d’aria laterali vengono realizzati con un accurato lavoro artigianale, conferendo alla carrozzeria un’impronta più simile a quella di una vettura da competizione.
Opel Tigra V6
La vera ragione di questo progetto insolito va però cercata nello sviluppo motori della Casa di Russelsheim. All’inizio degli anni Novanta Opel sviluppa un motore V6 sensibilmente più compatto rispetto a unità analoghe della concorrenza. Un propulsore pensato non solo per trovare posto su modelli a trazione posteriore, ma anche per essere installato senza particolari difficoltà su vetture a trazione anteriore.
La caratteristica distintiva di questo motore è un angolo tra le bancate insolitamente ridotto, pari a soli 54 gradi, invece dei 60 gradi normalmente diffusi nel settore. Per dimostrare in modo concreto le dimensioni contenute di questa architettura, nasce l’idea di montare sperimentalmente il propulsore sul modello allora più piccolo della gamma Opel.
Dalla Tigra alla Speedster
Inizialmente Opel valuta con attenzione persino l'ipotesi di produrre la piccola coupé in serie. Tuttavia, durante la fase pratica di sviluppo, appare subito chiaro quanto radicali ed estesi debbano essere gli interventi sulla scocca e sulla struttura del telaio.
Opel Tigra V6
Per ragioni di costi e sostenibilità economica, Opel decide quindi di staccare la spina al progetto dopo aver realizzato un unico esemplare perfettamente marciante. I vertici del marchio preferiranno poi concentrare le risorse sullo sviluppo della ben più estrema Speedster, consegnando la Tigra V6 al patrimonio storico come uno dei concept più affascinanti e audaci mai usciti dai propri stabilimenti.
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