Il concetto dello sterzo integrale di per sé non è nuovo. Il sistema nasce, infatti, ad inizio secolo quando si iniziò ad utilizzare attrezzature agricole o da carico in grado di far sterzare i due assi in maniera distinta.

Successivamente, nel 1987 i giapponesi della Honda hanno trasferito per primi lo schema su una vettura di serie, la coupé Prelude. Negli ultimi anni, sempre più produttori hanno iniziato ad equipaggiare questa tecnologia sui propri modelli, anche in segmenti più popolari.

Il dispositivo ha un effetto positivo sul comportamento e sulla stabilità complessiva dell’auto: alle alte velocità, le ruote posteriori girano nella stessa direzione delle ruote anteriori rendendo più rapide le manovre, mentre alle basse velocità si orientano in direzione opposta per ridurre lo spazio di manovra.

Classe S è però l’unica su cui il sistema venga offerto, come optional, addirittura in due versioni: la prima, più semplice, permette alle ruote posteriori di orientarsi con un angolo massimo di 4,5° mentre la seconda consente di arrivare fino a 10° anche se impedisce l’uso di alcune misure di cerchi e gomme. Lo spazio necessario per la volta si riduce così di addirittura 2 metri.