Ford StreetKa Leather

Quella della StreetKa è una storia un po' particolare. L'idea di realizzare una spiderina sulla base dell'originalissima citycar Ford, fu infatti della Ghia che la presento' al Salone di Torino del 2000 come prototipo. Si trattava di un esercizio di stile, ma la proposta piacque ai vertici del Gruppo americano che si convinsero a produrla a partire dal 2003 affindando l'industrializzazione alla Pininfarina.

Purtroppo il destino per chi l'aveva concepita non fu altrettanto felice: la Ghia, storica Carrozzeria torinese di proprietà Ford dal 1970, fu smembrata due anni più tardi e trasformata in uno dei tanti centri stile satellite del gruppo. La StreetKa è stato percio' il loro ultimo lavoro indipendente.

Il modello attualmente in vendita, oltre ad aver mantenuto inalterato il nome, è cambiato davvero poco rispetto al prototipo di allora e anzi ne preserva lo spirito originale come raramente accade quando una concept car diventa realtà. Supercompatta e supertonda, con un design reso ancor più accattivante dalle carreggiate extra large e dagli sbalzi ridotti, la StreetKa difficilmente passa inosservata. Fuori ci è piaciuta proprio per quest'originalità stilistica sincera e per certi versi estrema.

Calandosi nell'abitacolo, si scopre subito che, a dispetto delle dimensioni esterne minime (appena 3,65 metri), lo spazio c'è ed è adeguato, o meglio, "giusto" per i due posti secchi. Se si viaggia appunto in due e si arretrano i sedili al massimo (operazione probabile per tutti gli occupanti più alti di 1 metro e 70) non ci sono spazi per riporre oggetti. Bisogna dunque ricorrere al baule, che si prende la rivincita con una capienza insperata per la tipologia d'auto: 214 litri. Il posto guida ha un'impostazione opportunamente sportiva, che mantiene le gambe quasi distese fino alla pedaliera, ben disposta, ma senza punto di appoggio per il piede sinistro. Il volante è fisso e, se non lo si sa, tentando di regolarlo si finisce per aprire il cofano motore la cui leva è collocata proprio sotto al piantone.
La plancia e i comandi sono quelli della Ka, ma l'ambiente è impreziosito dai rivestimenti in pelle (optional) per sedili e pannelli porta e dalla leva del cambio in alluminio. Un vezzo, quest'ultimo, perfettamente coerente con le doti stradali di cui vi diremo a breve... Peccato per le plastiche del cruscotto, rigide e poco appaganti, e per la strumentazione ridotta all'osso. La grafica è semplice e leggibile, ma le manca per esempio l'indicatore della temperatura dell'acqua o qualsiasi altro supporto informativo come un trip computer.
La capote è di tipo manuale con intelaiatura a vista dall'interno. Il singolo strato non puo' far miracoli in quanto ad insonorizzazione, ma del resto il confort non rientra fra i paramentri di valutazione di questo tipo di auto. In compenso l'operazione di apertura è molto semplice e leggera e fa rientrare l'intera capote in un vano protetto da un coperchio, in tinta con la carrozzeria. Segnaliamo che il lunotto è in plastica e che questo penalizza la visibilità posteriore durante le manovre, già problematiche a causa della cattiva percezione degli ingombri.

Il cuore propulsivo della StreetKa è un 1.6 a quattro cilindri in alluminio. Un'unità collaudata che non brilla certo né per tecnologia - è un normale 8 valvole con iniezione multipoint - né per il valore di potenza massima (95 cavalli a 5500 giri), ma che regala grandi soddisfazioni quanto a rotondità di funzionamento.
Quello che ci ha entusiasmato della StreetKa sono le doti stradali. L'assetto rigido e la rapidità dello sterzo la rendono efficacissima nella guida sportiva sui percorsi misti e comunque molto maneggevole nella guida cittadina; in questo senso il merito è anche degli ingombri esterni: insignificanti! Anche la tenuta di strada è di alto livello, sia sull'asciutto che sul bagnato, grazie alla generosa gommatura da 16 pollici e alla rigidità della scocca. Il tutto è condito con un cambio perfetto, caratterizzato da innesti brevi, precisi e rapporti ravvicinati come si addice ad una sportiva. Inutile dire che per gustarla appieno, la StreetKa va guidata rigorosamente aperta; e si apprezzerà anche il sound del propulsore.

Un auto originale e divertentissima da guidare che in questi due anni non ha ottenuto il successo che meritava, forse, a causa del prezzo di listino elevato. Purtroppo non rimarrà in produzione ancora per molto, ma chi farà in tempo ad acquistarla si porterà dietro un bel pezzo di storia di design, l'ultima vera Ghia pensata autonomamente da quella che fu una delle più grandi Carrozzerie italiane.

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