Straordinaria! Un'esagerazione? Non se intendiamo "fuori dall'ordinario".
E sul fatto che questa vettura sia fuori dall'ordinario non si discute: l'apertura a libro delle portiere, l'assenza del montante centrale ed in particolare il Renesis - un motore Wankel da 231 CV legittimo orgoglio tecnologico di Mazda - rendono questa berlina un'aliena, diversa da qualsiasi altra automobile sulla faccia della terra.

Sebbene la RX-8 non abbia più segreti - è in commercio da circa due anni - il pensiero di tornare a provarla suscita di per se un'emozione particolare. Avvicinandosi alla vettura ed aprendo la portiera si puó giá pregustare una serie di momenti; come quello in cui si prenderà posto all'interno dello sportivo ma comodo abitacolo, o meglio ancora quando si udiranno le diverse tonalitá (o "melodie") del motore: cupo e metallico all'avvio, "piatto" ed ovattato ai regimi "comuni" e soprattutto rabbioso ed acuto, da autentica vettura racing, nelle "zone alte" del contagiri. É li che la spinta dalle ruote posteriori si fa forte, senza che questo riusca a mettere in crisi l'ottimo autotelaio.

Non appena alla guida questi ricordi diventano realtá ed é difficile resistere alla tentazione di far salire l'ago del contagiri al di sopra dei 6500 giri/minuto, dove il motore cambia tono regalando una vera scarica di libidine!

Ma il livello di eccellenza di molti elementi lascia un po di amaro per le poche lacune, alcune delle quali giustificabili, altre un po' meno... Ma andiamo con ordine e iniziamo da ciò che si può osservare "staticamente".

Senza dubbio la linea, accattivante ed originale, è un buon mix tra l'aggressività del frontale e la sensazione di stabilità e solidità trasmessa dall'abitacolo "adagiato" sulle ruote posteriori e dai larghi e sporgenti passaruota. Inoltre la piccola coda e i bei gruppi ottici regalano quel tocco di "sensualità" che rende l'insieme al tempo stesso originale, sportivo, elegante e sicuramente riuscito.

Ma la prima vera "chicca" arriva all'apertura delle portiere: mentre quelle anteriori si aprono in maniera "classica", quelle posteriori, molto più corte, si aprono controvento, rivelando l'assenza del montante centrale. Indubbiamente la presenza di quattro porte su una coupè sportiva di questo tipo rappresenta una "comoda" conquista, anche se la funzionalità di questo sistema sta a metà tra quella delle due porte e quella delle quattro "vere". Infatti, anche se é possibile accomodarsi posteriormente senza costringere i passegeri anteriori a scendere, l'apertura delle porte posteriori è vincolata a quella delle anteriori. Chi è seduto posteriormente, per uscire dalla vettura, deve chiedere a chi è davanti di aprire la portiera o esibirsi in contorsionismi nel caso voglia o debba far da solo; inoltre se la vettura è parcheggiata in spazi ristretti, la incompleta e contemporanea apertura delle portiere potrebbe non essere sufficiente per il passaggio di una persona. In ogni caso all'apertura delle porte l'assenza del montante centrale crea un ammirevole effetto "vista libera da ostacoli", con i bei sedili profilati in pelle in primo piano.

Una volta a bordo ci si accorge che lo spazio è tanto, soprattutto in larghezza, anche se per i passeggeri posteriori la sensazione è attenuata dall'effetto "claustrofobico" dei piccoli finestrini, tra l'altro apribili solo a compasso. Qui come per le porte vale comunque il principio che quattro è (molto) meglio di due, e questo è un plus innegabile dell'RX-8, la cui quasi totalità della concorrenza è dotata di due sole porte o addirittura di due posti. Completa il buon quadro il bagagliaio, che é sufficientemente voluminoso, anche se il piccolo portello e l'alta soglia ne limitano un po l'accesso.

Alla guida ci si sente piuttosto "in basso", ma questo non crea particolari problemi di visibilità in manovra grazie alle linee quasi "orizzontali" di muso e coda. Nulla da eccepire nelle regolazioni del sedile e del volante: i numerosi comandi elettrici danno un grosso aiuto per far sentire a proprio agio il conducente, mentre la seduta risulta contemporaneamente sportiva (ottimo il contenimento laterale) e comoda, nonostante la buona rigidità del cuscino. Inoltre cassetti portaoggetti e portabicchieri sono in gran numero, soprattutto nell'ampio ed alto tunnel centrale. Per il passeggero anteriore è leggermente d'impaccio il "rigonfiamento" nella zona del pavimeno vicina al centro della vettura, necessario all'alloggiamento di motore e cambio; comunque l'ampiezza della restante zona "piatta" risulta tale da non rendere molto fastidiosa questa irregolarità.

Avviando il motore si ha un'altra piacevole sensazione: grazie alla sua ridotta inerzia ed eccentricità non si avverte quasi nessuna reazione o vibrazione, solo il suono piatto e metallico che crea un sottofondo decisamente piacevole. Provando ad accelerare dolcemente la risposta è immediata (sempre per effetto della ridotta inerzia dei due piccoli rotori) ed il motore sale di giri istantaneamente. Innestando il primo dei sei rapporti si ha modo di apprezzare la ridotta escursione della piccola leva del cambio e la buona precisione del comando della frizione, mentre la logica molto "racing" dell'acceleratore "drive-by-wire" impone un attento dosaggio del relativo pedale.

In città la vettura si guida con facilità: il servosterzo elettrico è tale da rendere il volante leggero alle basse velocità, mentre il motore va sfruttato tra i 3000 ed i 5000 giri/minuto, dove il suo comportamento è molto docile e regolare. Sono regimi relativamente elevati per un motore tradizionale e "stonerebbero" in mezzo al traffico, ma che per il Renesis, una volta fatto l'orecchio, risultano piacevolmente appropriati.

Ma un veicolo del genere sarebbe "sprecato" nel traffico cittadino, per cui è di rigore saggiarne il comportamento in spazi più ampi. Date le caratteristiche del motore e del corpo vettura il suo terreno ideale è sicuramente tra curve medie, curvoni e rettilinei sufficientemente lunghi, dove l'assetto piatto, l'ottima tenuta di strada anche alle alte velocità, la ripartizione del peso 50:50 tra i due assali e lo sterzo diretto e preciso - tutti elementi a livello di eccellenza - consentono di pennellare con estrema precisione e semplicità le traiettorie e di proiettarsi velocemente verso la curva successiva grazie al fantastico allungo del motore che sale di giri rabbioso ed esaltante fino a quota 8500. A quel punto una spia acustica indica che è giunto il momento di passare al rapporto superiore, anche se fino a 9000 giri/minuto la spinta è ancora buona.

Nelle strade più tortuose la RX-8 risulta meno appropriata, ma non per questo difficile o meno divertente: le dimensioni non troppo contenute non aiutano l'agilità e soprattutto vengono fuori due "nei" della vettura: il primo è la relativamente bassa spinta del motore al di sotto dei 6000 giri/minuto, caratteristica del Wankel aspirato che obbliga a frequenti cambiate (soprattutto giungendo alle curve lente) per mantenere il motore sempre in tiro; questo però ci fa accorgere della seconda e per certi versi meno perdonabile lacuna: la bassa manovrabilità del cambio durante l'uso "sportivo", occasione in cui gli innesti si rivelano contrastati. Come se non bastasse l'ingombro del tunnel centrale (molto alto rispetto alla seduta) e relativi vani portaoggetti ostacola leggermente il movimento del braccio destro durante la cambiata, complicando così la vita nel caso l'operazione debba essere ripetuta frequentemente. E' soprattutto in casi come questo che si rimpiange un cambio robotizzato con comandi al volante che risulterebbe un toccasana per questa vettura.

Una nota senz'altro positiva è che, nonostante l'indole sportiva, questa vettura non risulta affaticante come altri modelli della concorrenza, tanto da permettere lunghi viaggi in piena scioltezza ed anche con ottime medie, grazie al comportamento sincero del telaio che consente di rimanere abbastanza rilassati anche in caso di guida "allegra".

Tutto questo divertimento ha comunque un prezzo piuttosto salato: il consumo del motore Renesis è decisamente elevato, anche in considerazione dell'elevata potenza del motore; questo è dovuto anche alla forma estesa e poco raccolta della camera di combustione, quindi con elevata superficie disperdente, che disperdendo una maggiore quantità di calore (combustibile già bruciato che viene sprecato inutilmente) penalizza il rendimento di questo motore e contemporaneamente riscalda molto l'ambiente circostante, abitacolo compreso, cosa che d'estate può essere abbastanza sgradevole. Anche il consumo di olio, costantemente iniettato sulla superficie interna dello statore per mantenere un velo tra questo ed i segmenti del rotore, è tutto sommato elevato; considerando che il carter dell'olio ha un'estensione verticale molto ridotta (anche per abbassare il più possibile il baricentro del motore) e quindi una bassa capienza, è necessario rabboccarne il livello piuttosto frequentemente, onde evitare seri danneggiamenti.

Altra particolarità tecnica specifiche di questo Wankel (Il cui principio di base è descritto nel nostro approfondimento dedicato) è la disposizione assiale delle luci di aspirazione e scarico, le "porte" attraverso cui rispettivamente la miscela di aria e benzina entra nelle camere di combustione ed i gas combusti ne escono (la cui apertura, similmente al due tempi, non è comandata da valvole ma dalla posizione stessa del rotore); rispetto al vecchio Wankel della RX-7, dotato di luci radiali, questa configurazione permette un grosso aumento della loro stessa sezione, con conseguenti benefici sul rendimento volumetrico e quindi sulle prestazioni; per avere un'idea di tali benefici, basta considerare che, a parità di cilindrata, il motore della RX-8 eroga all'incirca gli stessi cavalli di quello della RX-7, dotato però di (doppia) sovralimentazione. Altro svantaggio delle vecchie luci radiali, soprattutto in termini ecologici, era l'ancor più elevato consumo di olio, in quel caso trascinato fuori attraverso le luci di scarico, praticate proprio sulla superficie interna, costantemente lubirificata, dello statore.

Sempre per massimizzare il rendimento volumetrico, i condotti di aspirazione hanno un complesso sistema di variazione della geometria, combinato con un sistema che "sceglie" quali delle tre luci (disposte in maniera più o meno lontana dalla zona di combustione) alimentare in funzione della velocità di rotazione del motore. Con quest'ultimo sistema, che equivale a variare il ritardo con cui si chiudono le valvole di aspirazione in un normale motore alternativo, si realizza una sorta di semplice ed efficace variatore di fase.

In ambito extra-motoristico è da segnalare un'ulteriore particolarità di questo modello, cioè il perfetto allineamento tra l'asse del motore (anche grazie alla sua bassissima posizione) ed il differenziale posteriore (dotato di sistema a slittamento limitato); in questa maniera si può realizzare un collegamento tra i due con un'unico albero di trasmissione (tra l'altro in materiale composito) anzichè con due, risparmiando tra l'altro una coppia di giunti cardanici.

Infine nulla da eccepire (ed abbiamo visto come se ne abbia riscontro alla guida) nel reparto sospensioni, con la presenza di quadrilateri con doppi bracci triangolari in alluminio sovrapposti all'anteriore e multilink al posteriore.

Si tratta di un quadro tecnico di prim'ordine composto da "gioielli" tecnologici che rendono unica la vettura conferendole per questo un valore aggiunto; se a questo aggiungiamo il particolare divertimento di guida, la discreta comodità anche per quattro persone ed il prezzo tutto sommato basso in relazione ai contenuti, si possono sicuramente perdonare le poche stonature dell'insieme; come si suol dire "il gioco vale la candela", almeno per un buon appassionato!

Fotogallery: Mazda RX8

Foto di: Mario Testa