Dallo sterzo attivo allo stile, nulla è come lo abbiamo conosciuto fino a oggi

A 28 anni si è poco più che ragazzini. Un marchio automobilistico, a quell’età, si può dire che sia forse nella fase dell’adolescenza, dati i tempi lunghi di ricettività dei clienti. 28 anni è proprio l’età di Infiniti, brand di lusso di Nissan, che in realtà in Europa - almeno in via ufficiale - è arrivato da ancora meno tempo: 7 anni. Ciò non ne limita le ambizioni, anzi, visto che l’obiettivo a medio/lungo termine dei giapponesi è quello di affermarsi tra i premium, di fare concorrenza ad Audi, BMW e Mercedes. Ma a modo suo. Quale modo? Adriano lo cerca di capire nel test su strada della coupé Q60.

 

Un nuovo modo di guidare

 

Se sei tra quelli (pochi, ormai) che si comprano una coupé, con grande probabilità il piacere di guida è uno dei parametri di scelta. Non la prestazione pura, ma soddisfazione di stare a bordo, di andare a cercarsi una strada piena di curve dove pennellare traiettorie. La Q60, da questo punto di vista, ha qualcosa di molto speciale. E’ lo sterzo attivo, cioè privo di collegamenti meccanici fra volante e ruote, se non di backup, nel caso in cui qualcosa dovesse rompersi. In pratica, un sistema molto sofisticato rileva la rotazione del volante e la trasforma in input, diretti verso degli attuatori, che vanno a muovere le ruote attraverso un meccanismo che Giuliano analizzerà a fondo nella sua prova. Dal punto di vista delle sensazioni, quello che si avverte è una totale separazione dalla strada che, almeno in città, prima sembra strana, poi crea dipendenza, perché azzera le oscillazioni del volante quando si mettono le ruote sulle sconnessioni e rende le manovre rapidissime (2 giri di volante da un estremo all’atro). E in curva? Ci si deve abituare a un nuovo modo di guidare, più “virtuale”, affidandosi alla sincerità del telaio della macchina.

 

Solo motori turbobenzina

 

Più che per i volumi di mercato, la Q60 serve a fare capire di cosa è capace Infiniti. Un intento chiaro anche guardando la gamma motori, fatta di soli turbobenzina. Il duemila 4 cilindri della prova e il tremila V6 da 405 CV. Con 211 CV, il 2.0 non è un campione di numeri, ma si affida ai 350 Nm di coppia - erogati a soli 1.500 giri - per offrire tanta spinta fin dai bassi regimi. A questo contribuisce anche il cambio automatico, che sceglie sempre la marcia giusta al momento giusto. Si tratta di un sette marce classico, con convertitore di coppia, che fra sportività e comfort sceglie il secondo. Oltre che per divertirsi, da una coupé come la Q60 si pretende anche comfort, ogni giorno. In autostrada non c’è il minimo fruscio e, solo sugli asfalti drenanti, il rumore di rotolamento dei pneumatici si sente un po’. In generale, se la Q60 è molto silenziosa, è grazie anche al sistema attivo di riduzione dei rumori, che emette delle frequenze capaci di annullare le sonorità fastidiose per l’orecchio. Comfort è anche avere comandi ergonomici: sulla Q60 tutto è dove dev’essere. Tutto tranne la selezione manuale sequenziale delle marce: per salire di rapporto bisogna spingere la leva, e viceversa (è sempre meglio invece spingere per scalare e tirare per salire).

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Fotogallery: Infiniti Q60, come va la coupé "diversa" [VIDEO]