Un test drive in anteprima a bordo di un muletto ancora camuffato

Solitamente per decidere il nome di una nuova auto si riuniscono eserciti di esperti di marketing, guru di prodotto, forza vendita proveniente da tutto il Globo e i vertici della Casa automobilistica di turno. Perché battezzare un’auto è importante e un nome sbagliato potrebbe “ammazzare” anche il modello più riuscito. Una regola che ha trovato la sua ultima eccezione con la Seat Tarraco, il SUV di grandi dimensioni della Casa spagnola, chiamato così dopo una sorta di referendum mondiale. I vertici di Martorell avevano infatti chiesto ai fan di mandare proposte per dare il nome alla “cugina” di Skoda Kodiaq e Volkswagen Tiguan Allspace. In finale erano arrivati, oltre a Tarraco (nome col quale i romani chiamavano l’attuale città di Tarragona) Alboran, Aranda e Avila.

Vedo e non vedo

Un modello che rispetta però la tradizione di Seat di chiamare i propri modelli col nome di città spagnole, mentre dall’altra parte ne evolve sensibilmente lo stile. Ci sono particolari che emergono nonostante le pesanti camuffature che avvolgevano il muletto testato (guarda caso) nei dintorni di Tarragona. Come ad esempio l’anteriore, con la nuova firma luminosa LED, le luci più sottili e il muso che quasi “esce” dai volumi come una sorta di naso, con alla sommità la nuova mascherina esagonale. Fa un bell’effetto e dona alla Seat Tarraco un ché di sportivo, senza però eccedere. Difficile dire della fiancata, se non che la lunghezza sarà di 4,73 metri e il passo di 2,79. Lo stesso discorso vale per il posteriore, caratterizzato da una linea che corre tra le 2 luci ma che, causa camuffamento, non saprei dire se sarà a LED o “semplicemente” cromato.

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Fino a 7 posti

Basata sul pianale MQB, lo stesso di Skoda Kodiaq e VW Tiguan Allspace, la Seat Tarraco ne eredita la possibilità di viaggiare anche in 7, con 2 poltroncine singole che “affogano” sotto il piano di carico. Come si viaggi in ultima fila non lo sappiamo, ma conoscendo bene le “parenti” del SUV spagnolo c’è da aspettarsi spazio buono più per bambini che per adulti. Nel resto dell’abitacolo lo spazio non manca, né per gli occupanti né per gli oggetti (bagagli, smartphone & co.) e si è circondati dai soliti materiali ben fatti e accoppiati, con anche inserti più “nobili” come legno nei pannelli porta. Non manca naturalmente la tecnologia, con strumentazione digitale, infotainment con monitor touch da 8” e moderni sistemi di assistenza alla guida.

Seat Tarraco primo test
Seat Tarraco primo test

Benzina e diesel in attesa dell’ibrido

La parentela con le controparti firmate Skoda e Volkswagen la si nota anche sotto il cofano, dove trovano spazio i classici motori benzina e diesel del gruppo, abbinati alla trazione anteriore e integrale con cambio manuale 6 marce o doppia frizione 7 rapporti. Tra le strade intorno a Tarragona ho provato la Tarraco col 1.5 turbo benzina da 150 CV con trazione anteriore e cambio manuale. Riuscire a parlarne a fondo è difficile, dato che si trattava ancora di un muletto. Le prime impressioni però sono buone, con una dinamica più “sbarazzina” rispetto a Kodiaq e Tiguan Allspace. Anche in offroad la Tarraco può dire la sua, dove col 2.0 TDI da 190 CV, la trazione integrale e il cambio DSG 7 rapporti si è destreggiata senza particolari imbarazzi. In arrivo agli inizi del 2019 la Tarraco potrebbe avere anche una versione ibrida plug-in, nel segno dell’elettrificazione di massa del Gruppo Volkswagen.

Seat Tarraco, primo test in anteprima del SUV 7 posti spagnolo